Calcio e potere

Calcio e potere
Il mondo dello sport e quello del calcio in particolare hanno acquistato negli ultimi cinquanta–sessanta anni una rilevanza sempre maggiore, non soltanto nella vita quotidiana di molti cittadini del mondo, ma anche nella vita politica ed economica di molte nazioni. Sembra un'affermazione banale, ma il fatto che calcio e potere siano strettamente legati viene confermato dal fatto che su qualsiasi quotidiano o telegiornale trattative di calciomercato o trionfi importanti sistematicamente diventano notizie di primo piano rispetto a vicende politiche o di cronaca che sarebbero oggettivamente più rilevanti. Poiché lo sport e il calcio coinvolgono le persone, le masse, più di ogni altro argomento, chi governa questo mondo governa la propria nazione (metaforicamente, ma spesso anche realmente). Ecco il centro, il cuore del libro di Simon Kuper, nel quale la natura e gli effetti – positivi e negativi - di questo vincolo scellerato tra calcio e potere vengono ampiamente sviscerati. Alcuni degli episodi narrati in questo volume sono noti, altri lo sono meno: ma tutti mostrano il legame tra eventi sportivi ed eventi sociali o politici: il mondiale in Argentina a due passi dai luoghi delle torture, la partita Olanda–Germania, semifinale degli Europei 1988, che fece risuonare gli echi della Seconda Guerra Mondiale, il calcio africano nel quale i dittatori mettono bocca sulle formazioni, la passione di Osama Bin Laden per l'Arsenal, lo scontro irlandese tra i Celtic e i Rangers che ricalca sul campo da gioco la secolare rivalità tra cristiani e protestanti, i Bad Blue Boys e il derby jugoslavo Dinamo Zagabria–Stella Rossa Belgrado del 13 Maggio del 1990 durante la quale si preannunciò chiara e inevitabile la guerra di lì a venire, il Milan di Silvio Berlusconi e la sua ascesa in politica...
I nomi altisonanti che si trovano in questo volume, da Francisco Franco a Helenio Herrera, da Osama Bin Laden a Nelson Mandela, mostrano quanto il calcio abiti i vertici del mondo, ma più spesso sono i racconti che riguardano la gente comune, la vita quotidiana a rendere il senso, la ricaduta del legame tra potere e pallone, come il caso del signor Klopfleish: un tifoso dell'Herta Berlino tenuto sotto controllo dalla Stasi ed espulso da Berlino Est a causa di questa “sovversiva” passione. Il libro di Simon Kuper risale ai primi anni novanta quando era appena laureato e giovane freelance: oggi è un affermato columnist del Financial Times, ma continua ad occuparsi di sport e società. Una sorta di taccuino di viaggio nel quale si annotano incontri e conversazioni, luoghi visitati e vicende vissute. Molti capitoli infatti sono narrati in prima persona, rafforzando il senso di realtà e allargando lo squarcio nel cielo di carta del regno del pallone. Forse solo i più ingenui possono restare sorpresi dai contenuti del saggio di Kuper, ma tutti non possono non restare scossi dalla naturalezza e dalla sistematicità dell'interazione calcio-politica, calcio-potere economico, calcio-destino di una nazione. Il tempo in cui il calcio era soltanto un gioco o perlomeno uno sport come gli altri è ormai un ricordo di pochi: in certi momenti sia leggendo il libro sia leggendo i giornali sembra quasi che l'unica speranza per questo incredibile mondo di conservare intatta la sua bellezza sia che quel tempo ritorni. Sono attimi, certo: se tutto tornasse solo piacere, solo festa, solo gioco... ma forse è un tempo che non è stato mai, un finto ricordo costruito ad arte.

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