Cambio di stagione

Cambio di stagione
Fabrizio che si sveglia nel cuore della notte e attraverso la tapparella – come in un sogno – vede brillare una luce immane, quasi un'atomica color verde smeraldo, sulla stazione di Porta Nuova. Fabrizio che in ufficio è testimone di una sorta di epidemia di assenteismo e nichilismo che sembra dapprima limitata ai pendolari che frequentano abitualmente la stazione di Porta Nuova, ma che poi si diffonde a macchia d'olio e sembra travolgere l'intera azienda e anche oltre. Fabrizio che non riesce più a trovare uno dei suoi due gatti sparito misteriosamente in casa e riceve telefonate raggelanti in cui una voce maschile sussurra strane filastrocche. Fabrizio che dal treno vede ributtanti ectoplasmi infestare giorno dopo giorno una stazione abbandonata e al tempo stesso assiste impotente alla malattia della sua bellissima amica Cristina. Fabrizio che riceve per errore una mail da un gruppo di patrioti di sinistra e per amicizia alcune confidenze da un leghista, e quando arriva la guerra civile deve decidere da che parte stare...
Maurizio Cometto è un Dino Buzzati 2.0: se lo scrittore di San Pellegrino di Belluno fosse vissuto ai tempi della New economy, della globalizzazione, della morte della politica, dei nuovi modelli familiari e della crisi economica si sarebbe probabilmente divertito come un pazzo a raccontare gli orrori e le inquietudini della società e dell'uomo attraverso cose come il Web, l'instant messaging, le email e gli sms. Cometto invece in questi tempi e in questo mondo è nato e lavora, e le angosce che sono anche sue – il libro è pieno di riferimenti autobiografici - le trasfigura immaginando una sorta di Torino parallela, la Torino di Fabrizio, giovane impiegato di un'azienda di componenti meccaniche alle prese con una serie di vicende che vanno dal surreale all'horror, con il fantastico e l'inspiegabile che come nella migliore tradizione del genere fanno irruzione nel quotidiano sparigliando tutto e costringendo i personaggi ad affrontare le loro ossessioni. Sono veri e propri racconti, ma uniti da un unico filo conduttore e con protagonisti e ambientazioni in comune: la Torino di Fabrizio e quella di Maurizio si intersecano spesso e volentieri, contribuendo al senso di straniamento del lettore, e dando alla narrazione una piacevole 'non linearità', malgrado il linguaggio sia semplice e diretto, senza arzigogoli né cadute di stile. Tra i momenti più felici, segnaliamo il sinistro incubo social-esistenziale de “Lo smeraldo a Porta Nuova” e l'orrore à la Arthur Machen de “L'invisibile battaglia”. Un ottimo libro, la conferma di un talento che abbiamo temuto di perdere per strada dopo i folgoranti esordi di qualche anno fa, una benvenuta ventata d'aria fresca nel mondo della narrativa italiana. Anzi, un cambio di stagione. E chissà che la prossima non sia proprio la stagione di Maurizio Cometto.

 

 

 

 
 
 
 
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