Camille

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Sarebbero bastati pochi minuti o addirittura pochi secondi. Anne Forestier non avrebbe visto in faccia i rapinatori e dalla gioielleria in galleria Monier sarebbe uscita da semplice testimone; ma non è andata così e uno dei rapinatori la picchia selvaggiamente con il calcio del fucile, la prende calci e pugni, le spara e si accanisce sul corpo di Anne anche dopo la rapina, quando l’istinto di sopravvivenza l’ha spinta fuori e lui le spara dal finestrino dell’auto. Il numero di telefono chiamato più di frequente dal cellulare della donna, che è senza documenti, corrisponde a quello del comandante di polizia Camille Verhœven, ed è a lui che l’ospedale si rivolge per avvisarlo che Anne è in ospedale, probabilmente in pericolo di vita. Camille ha alle spalle una carriera eccezionale e una vita distrutta dall’omicidio di sua moglie incinta. Con la Forestier ha ricominciato a vivere, senza proclami, quasi di nascosto dal mondo. L’avere una relazione con la vittima lo spinge a chiedere che gli sia assegnata l’indagine, anche se la Omicidi di norma non dovrebbe occuparsi di rapine. Il commissario capo Michard è fresca di nomina, tentenna chiedendo a Verhœven perché vuole occuparsi di una rapina. Lui sostiene di avere un informatore che potrebbe dare una grossa mano, la donna dice che ne parlerà col giudice e tanto basta al piccolo poliziotto per dare inizio a una caccia che rischia di rivelarsi mortale in tutti i sensi, una corsa contro il tempo per trovare qualcuno che potrebbe essere ben altro che un rapinatore dai nervi fragili…

Camille è il capitolo conclusivo della trilogia iniziata con Iréne e Lemeitre non delude: ha mantenuto la struttura narrativa particolare, forse unica del primo capitolo. I paragrafi si susseguono con la voce narrante che racconta quello che accade entrando e uscendo dalla scena e dai pensieri dei protagonisti, che si susseguono nell’azione. Un noir teso allo spasimo che riesce a non diventare mai ansiogeno. L’azione si svolge in tre giorni, senza pause e senza respiro, fino a quando il comandante intuisce dov’è il bandolo della matassa, il suo istinto di poliziotto gli dice che è una trappola, che Anne è un’esca e lui il topo. La stanno usando per fargli ancora del male, per dargli il colpo di grazia dopo avergli ucciso la moglie – l’Irène che da il titolo al primo capitolo della trilogia.Carriera e vita a rischio il minuscolo commissario – un metro e 45 di statura– si dimostrerà un caterpillar che avanza incurante di tutto e di tutti. I romanzi di Lemeitre sprofondano il lettore in abissi difficile da immaginare, lo inchiodano alle pagine con la consapevolezza di non sapere dove si andrà a parare e la certezza che comunque sia sarà un volo affascinante e coinvolgente che lo lascerà con il desiderio di avere subito un nuovo capitolo su cui mettere le mani.



 

 

 

 
 
 
 

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