Camminare ‒ Un gesto sovversivo

Camminare ‒ Un gesto sovversivo
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“Un giorno mia nonna non poté più camminare”. La nonna di Erling Kagge morì lo stesso giorno in cui ciò avvenne. Le ginocchia nuove che sostituivano le vecchie non riuscivano infatti a sostenere il suo peso e la costrinsero a terminare la sua vita a letto. Avendo 93 anni, faceva parte di una generazione che si era sempre mossa a piedi per coprire la maggior parte delle distanze. Ella stessa non si era mai allontanata da Lillehammer, suo paese natale. Solveig, figlia di Erling, di soli tredici mesi, iniziò a camminare nello stesso periodo in cui la nonna aveva invece dovuto rinunciarvi, scoprendo, nel farlo, le differenze tra gli oggetti ed iniziando a percepire per la prima volta altezze e distanze. Lo stesso Erling ha camminato così tanto nella sua vita che tenere il conto delle sue camminate sarebbe impossibile per lui. Ha attraversato boschi, montagne, città e luoghi disabitati, fino ai ghiacci, ha camminato nel dolore, nella gioia, lasciando o andando incontro ad amici. Ha, inoltre, riflettuto molto sul senso del camminare, perché i suoi figli, ad un certo punto, volevano una risposta: “Perché bisogna camminare se si fa prima in macchina?” o perché alcuni adulti con i quali si è trovato a conversare si chiedevano: “Qual è il senso di muoversi lentamente da un posto ad un altro?”. Oltre ad essere un'attività piena di benefici per il corpo umano che, come egli afferma, gli viene più naturale, in quanto norvegese, egli ritiene sia molto di più: è una delle azioni più importanti che compiamo…

Erling Kagge, esploratore norvegese, già autore de Il silenzio, libro uscito nel 2017, con Camminare ci racconta ciò che a lui dà, prima di tutto, un senso di libertà senza eguali e lo fa, analogamente al precedente saggio, attraverso la narrazione delle esperienze vissute in prima persona. L’azione del camminare è contraria a ciò che oggi ci viene richiesto per stare al passo con i tempi: la velocità con cui conduciamo la nostra vita. È anche un “insieme di movimento, umiltà, equilibrio, curiosità, odori, suoni, luci e nostalgia” e, soprattutto, un’azione lenta che si scontra con la tendenza dell’uomo contemporaneo a scegliere la via con meno ostacoli, a preferire le comodità. Per l’autore rappresenta essa stessa un’azione delle più radicali che si possano compiere nella quotidianità di ciascuno. Ricco di curiosità sul camminare (ad esempio, ad Oslo, città di residenza dell’autore, se cammini tutto il giorno con un paio di scarpe da ginnastica bianche ‒ di quelle con la pelle e la suola bianca ‒ possono restare tali senza sporcarsi o a Los Angeles, città dove la maggior parte della gente si muove in macchina, se cammini la polizia ti può fermare perché desti sospetti e chiedere “You walked?”), il testo non racconta soltanto di un’azione che compiamo quotidianamente e in maniera quasi scontata, ma rappresenta anche un punto di partenza per una riflessione e un approccio diverso rispetto all’azione medesima. Il testo racchiude, inoltre, un’interessante raccolta di citazioni e riflessioni di filosofi, scrittori (tra cui una citazione dal libro Le otto montagne di Paolo Cognetti), poeti, ricercatori sull’azione del camminare, intrecciate a regola d’arte con le esperienze di vita dell’autore (come il racconto della scalata dello Store Skagastølstind, terza cima più alta della Norvegia o dell’attraversamento di New York passando per i condotti fognari e metropolitani della città) che sicuramente incuriosiscono il lettore, che abbia scelto il libro per pura passione sportiva o per mera curiosità, trasformando la lettura di questo breve testo in una ricca e piacevole esperienza.



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