Cani di paglia

Cani di paglia

Gli esseri umani non rappresentano il centro del mondo e non serve scomodare Darwin per rendersi conto che anche noi siamo come gli altri animali. Come le specie non possono controllare il proprio destino allo stesso modo tale affermazione è valida per l’uomo, anch’ egli specie tra le specie. Tuttavia, la fiducia incondizionata nel progresso o nella trascendenza ci fa dimenticare sin troppo spesso chi siamo, da dove veniamo e soprattutto fin dove possiamo arrivare realmente. Umanesimo e religione si affrontano e si combattono ma sostanzialmente sono entrambi atti di fede, non importa se nell’uomo stesso o in una qualche divinità. In realtà però, non è soltanto nell’umanesimo e nella religione che risiede l’ autoreferenzialità degli esseri umani, ma anche altre dottrine filosofiche e scientifiche affermano l’unicità della nostra specie, anche qualora desiderino fortemente di negarla. Sì, si tratta decisamente di un bel rompicapo, e per provare a risolverlo mi servo dell’autorevole collaborazione di tanti, importantissimi maestri…

John Gray estrae dal cilindro un libro destinato a lunga e duratura fortuna. Infatti, al di là degli attestati di stima – non ultimo il prestigioso Premio Nonino – il filosofo inglese è davvero riuscito nell’ardua impresa di raccontare la vera natura dell’uomo attraverso il pensiero filosofico. Lungi infatti dall’essere un mero sottotitolo, il proposito ambizioso dell’opera è stato effettivamente raggiunto. Con un oggetto d’indagine così vasto e complesso si potrebbe pensare a un ponderoso e voluminoso saggio, ma Cani di paglia ha il brio di un romanzo da spiaggia pur trattando in maniera tutt’altro che approssimativa interrogativi e questioni vecchie quanto l’uomo. La terribile autoreferenzialità dell’ uomo investe ogni aspetto della vita, dal rapporto col progresso a quello con la natura, passando per la relazione col divino e a quella con se stesso. Pensare di essere parte di una specie padrona del proprio destino non ha alcun fondamento scientifico ma è un semplice atto di fede. L’uomo e gli altri animali infatti differiscono sì per molti aspetti, ma l’uomo non ha delle caratteristiche così speciali da potersi ergere sul piedistallo dell’universo. Il mondo del pensiero, della scienza, della fede, dell’ economia e della sociologia ci ha abituati ad essere gli unici e i soli padroni della realtà, sia sottoforma di individui, società, creazione divina o punto d’arrivo di un’evoluzione, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dire che il futuro può esistere anche senza l’ uomo, esattamente come fu per l’ estinzione dei dinosauri. Citando una bibliografia sterminata – contenuta a fine libro, per chi volesse approfondire – Gray passa in rassegna quasi tutto lo scibile umano dagli albori quasi animistici fino alle frontiere imperscrutabili del post-umanesimo. E con il sorriso amaro di chi sa che si tratta solo di umane, troppo umane consolazioni.



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