Cannibali, giganti e selvaggi

In fondo, le cose più bizzarre esistenti in natura agli occhi dell’uomo sono quelle immaginate dall’uomo stesso. E cosa c’è di più bizzarro che immaginare gli appartenenti alla propria specie ibridarsi con quelli appartenenti ad altre, o perdere caratteristiche essenziali ai nostri occhi per essere definiti “uomini”? Pensate a uomini con muso di cane che si nutrono di loro simili, a giganti alti come dinosauri o a persone costrette a guardare il mondo con un occhio solo. Queste e altre figure sono il frutto dell’immaginazione medievale e base teorica del pregiudizio sul selvaggio dell’imperialismo coloniale nell’età moderna. I miti medievali e le tradizioni culturali popolari sono, spesso, alle radici della paura dell’altro inteso come diverso: l’animale (come se ne esistesse uno solo), l’extracomunitario, il ribelle e via dicendo. La figura del diverso ha avuto un ruolo centrale nella religione mischiandosi, inesorabilmente, alla nozione di “verbo”, al mistero del linguaggio. Tutti coloro che non erano in grado di capire, concepire e riprodurre la parola di Dio erano portatori del maligno e simbolo di una diversità sinonimo di inferiorità. Ma la questione del linguaggio come simbolo d’unione e separazione affonda le sue radici in una più antica questione, quella della leggenda biblica sulla torre di Babele...
Paolo Vignolo insegna Storia all’Universidad Nacional di Bogotá, in Colombia; nel suo libro Cannibali, giganti e selvaggi - Creature mostruose del nuovo mondo ci accompagna lungo un viaggio tra terre lontane, popolate da esseri terribili e sconosciuti. L’incontro con le civiltà lontane, i racconti di Colombo su uomini con visi canini, i cinocefali, ibridi mitologici dotati di un miscuglio tra parole umane e versi bestiali, costituiscono solo alcune delle meravigliose storie analizzate da Vignolo, che riempie il volume di tavole e rappresentazioni incantevoli, come quella a pagina 147, rappresentante il cielo che feconda la terra. Un saggio che ripercorre la nozione di differenza attraverso quella di natura, cercando di ridefinire i confini tra ciò che siamo disposti ad inserire nella categoria “uomo” e ciò che non siamo disposti ad inserire perché lontano, o semplicemente non compreso da noi. Attraverso Platone che vedeva tutte le cose come prodotte dalla natura, dal caso o dall’arte, Vignolo ci insinua il dubbio dell’incomprensione. Chi siamo noi per decidere cosa va inserito in una categoria e cosa in un’altra? Non siamo forse noi stessi parte della natura? Rileggendo miti, leggende e tradizioni religiose che costituiscono la base dei nostri incubi legati all’incontro con persone e civiltà lontane, viene voglia di ridere e di piangere allo stesso momento. Quante incomprensioni odierne frutto solo dell’ignoranza passata! Con questo saggio ripercorriamo la paura per l’ibrido attraverso una mappa fascinosa che porta ad una nuova consapevolezza. Non abbiate paura, e iniziate a leggere...

 

 

 
 
 
 
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