Capacità vitale

Capacità vitale
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Adele, una giovane avvocatessa, decide di partire in vacanza con un gruppo di amici nel corso di un’estate densa di impegni lavorativi. Il tassista che la conduce alla meta scarica i bagagli, incassa i soldi, saluta a stento. Adele attende che rimetta in moto, resta sul piazzale, guarda le sagome che si muovono al di là della parete di vetro della sala che le sta di fronte. Si sente parte di un progetto comune e non semplicemente lei che basta a sé stessa. Per questo motivo prolunga l’attesa e si trattiene dal correre a salutare gli amici che l’attendono all’interno del locale. Nella figura di Damiano, nell’incedere di Nora, nel gesticolare di Enrico, Adele ritrova il senso del viaggio, le onde del mare, la passione delle immersioni subacquee che li ha fatti incontrare. Insieme si immergono da sette anni, almeno tre volte all’anno. Nel corso del primo incontro Nora si è appena separata dal marito e ha un gran bisogno di ricominciare, Enrico è in procinto di farsi il primo di una moltitudine di tatuaggi, Damiano è un architetto affermato. Da sette anni si incrociano al telefono sempre per organizzare la settimana di immersioni: ognuno propone una meta, si scambiano informazioni e desideri. Dopo la scelta contattano una guida e un diving center per l’attrezzatura più pesante, affittano una casa. In quella settimana vivono insieme, insieme fanno la spesa e le lavatrici, parlano del loro elemento, del perché lo cercano e cosa trovano in profondità. Adele si fida di Nora, di Damiano, di Enrico. Per lei è prezioso fidarsi degli amici e soprattutto fare affidamento sulle rispettive capacità, nella vita quotidiana non avverte quella sensazione. È solo in acqua che prova il piacere della condivisione. Il suo primo istruttore aveva ragione, nelle immersioni occorre sentirsi parte del tutto…

Capacità vitale è un’opera di autofiction nel senso che l’autrice, ella stessa avvocato, racconta in terza persona le esperienze di un legale alle prese con un problema di coscienza, attanagliata al pari di tanti liberi professionisti da un dilemma etico riguardante un caso da risolvere. Il caso è effettivamente interessante e pone, anche al lettore, un argomento di attualità: quello della tutela degli animali e delle problematiche inerenti gli allevamenti intensivi. Oltre a questo elemento ricorre anche il tema dell’elaborazione del lutto e del riemergere alla vita dopo una tragedia da parte di una co-protagonista. I due temi vengono tratteggiati con voluta superficialità, come se nella descrizione degli eventi debba essere chi legge ad indovinare e cogliere il dato reale senza che l’autore estenda l’ambito dell’analisi o fornisca importanti elementi di valutazione. Compaiono, in altri termini riguardo alla fabula, solo indirette e vaghe descrizioni, linee tracciate mediante esili immagini, talora sfuocate cosicché la trama dev’essere individuata e compresa. Il personaggio centrale, la giovane Adele, per contro, è definita a tutto tondo nelle sue ansie, nelle sue effimere e incerte passioni amorose e finanche nel suo modo di gestire gli impegni lavorativi tra un’udienza e l’altra. Il contrasto tra la puntuale descrizione della vita della giovane avvocatessa, assistita con zelo da una intelligente segretaria e la sommaria trattazione dei problemi reali dei personaggi che le ruotano davanti, determina una sensazione di incompiutezza e di vaghezza che nuoce all’esatta comprensione delle tematiche sottostanti allo scritto.



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