Capodanno da mia madre

Capodanno da mia madre
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Tutto è pronto per festeggiare l’ultimo giorno dell’anno, la tavola è imbandita e gli ospiti stanno per arrivare. Amalia, una donna di 65 anni, ipovedente, divorziata da qualche tempo, aspetta in un misto tra trepidazione e felicità di poter finalmente riunire la sua famiglia dopo anni di tentativi infruttuosi. In un appartamento della periferia di Barcellona si ritroveranno i tre figli di Amalia: Fernando detto Fer, Silvia ed Emma, con Olga, la compagna di Emma e Eduardo, fratello minore di Amalia. Non sarà una serata facile e questo preoccupa tutti i convenuti. Fer, il figlio più piccolo, è da poco reduce da una relazione sentimentale sfortunata, Silvia, la figlia maggiore, porta su di sé il peso di un segreto condiviso solo con Fer ed Emma, la mediana, non riesce ancora a metabolizzare un lutto che l’ha colpita profondamente. Mentre Eduardo, da grande trasformista quale è, atterra da Lisbona con in serbo una sorpresa che nessuno si aspetta. Ognuno, a suo modo, deve fare i conti con una perdita, ognuno porta le cicatrici di una rinuncia, frutto di scelte sbagliate o solo di una sorte malevola. In un gioco di continui flashback, popolati da personaggi curiosi, divertenti e malinconici, le ore passano, i misteri si svelano, cadono le facciate e il tempo si riannoda. Il nuovo anno è cominciato ma prima che arrivi l’alba tanto ancora rimane da scoprire, le domande di sempre troveranno una risposta e tutti, in un unico ideale abbraccio, un modo nuovo per reinventare il proprio cammino…

Scrittore, traduttore e poeta, Alejandro Palomas, classe 1967, è diventato in pochissimi anni uno degli autori più amati dai lettori spagnoli. Fedele ad un impianto narrativo spesso imperniato sulle tematiche della incomunicabilità familiare, anche in Capodanno da mia madre (giunto alla decima edizione spagnola) non smentisce le aspettative degli esordi e dà vita ad una tragicommedia arguta e commovente. Impossibile non riconoscere gli spunti e l’eredità della prosa di Virginia Woolf e della sua Mrs Dalloway, così come è quasi naturale individuare nelle vicende di Amalia e dei suoi figli le dinamiche personali dello stesso Palomas. Una narrazione di fortissima matrice autobiografica, quindi, che sposa dialoghi e ritmi tipici del teatro, in un avvicendarsi di protagonisti e comprimari, che mai tolgono spazio e respiro alla storia. Un trionfo di vita purissima, raccontata con partecipazione, al punto che la voce narrante di Fer finisce per diventare un tutt'uno con l’autore stesso. Si ride, ci si commuove, ci si riconosce tra “qualche luce e molte ombre”, “ognuno con il suo naufragio”. La verità é spesso una ferita aperta su un mondo che non vogliamo vedere, sembra dirci Palomas, ma “ci resterà sempre il diritto di voler sapere di più”, liberi dalla paura. Insomma, un romanzo perfetto, elegante, introspettivo, sorretto da uno stile non convenzionale, dissacrante ma anche intensamente poetico. In attesa del sequel, Un perro, che speriamo arrivi presto anche da noi.



 

 

 

 
 
 
 

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