Capolinea

Milano. Salvatore, 57 anni, è un ex chitarrista che la chitarra non la vuole più toccare, preferisce la bottiglia. Il suo dirimpettaio e compagno di sbronze è Milo, 28 anni, figlio di Carlo, che un tempo era amico di Salvatore. Milo e suo padre non si parlano più da molto. Salvatore s’è messo a spingere coca per conto di Tereo con lo scopo di riscattare e comprare la libertà di Luule, giovane estone costretta a prostituirsi. Salvatore fa anche il confidente della polizia che chiude un occhio sul suo piccolo spaccio, il suo referente è Costanzo, in forza alla narcotici della questura di Milano. Costanzo, Salvatore e Carlo erano amici un tempo. Hanno un passato di impegno ideale e politico che li accomuna, un passato oscuro e doloroso. Tereo ha in mano lo spaccio e la prostituzione della Milano da vetrina e questo Costanzo lo sa, come sa che le proprie indagini difficilmente troveranno la strada di accesso ad un livello superiore: Mainoldi, imprenditore edile di successo con quote azionarie di tv e giornali che sta per inaugurare la “Fiera della modernità” di Milano e che si candida alla poltrona di sindaco. Peccato che una mattina, in un cantiere della “Mainoldi costruzioni” viene trovato il cadavere di un uomo ucciso con un proiettile in fronte: è Salvatore…

Non è un giallo. Grazie a Dio non è l’ennesimo giallo, anche se i presupposti ci sarebbero tutti. È una storia di sconfitte ed accettazione più o meno amara di ciò che resta quando si arriva al Capolinea, che sia solo il proprio o quello di una società intera, poco importa quando è tempo di bilanci improrogabili. È Salvatore ad essere sacrificato e rendere inevitabile il bilancio. Il reietto, il fallito, l’alcolizzato, lo spacciatore è il più innocente di tutti: “Sì…Ma era come se lui avesse qualcosa di più. Amare è un dono, come la musica. C’è chi è più portato e chi meno. Io lo amavo, sì. Ma lui era più incosciente. E questo fa la differenza”. È una visita indesiderata agli sgabuzzini dell’esistenza che a tratti può ricordare, senza scimmiottamenti, la qualità di Irvine Welsh. Un quadro che ritrae gli scenari odierni ed un pezzo di Storia italiana, un ritratto generazionale, sociale e psicologico, fatto di sfuggita sul tovagliolo di un’osteria con la capacità di delineare i personaggi con tratti minimi senza lasciar trasparire la fatica dell’autore. La maturità della forma e dei contenuti desta stupore se si considera che “Capolinea” è un romanzo d’esordio. Iacopo Adami ha avuto il talento e la fortuna di non aver reso questo romanzo un romanzo giallo e di non doversi quindi legare ad alcun tipo di narrativa di genere. Questa storia è una fiche vincente gettata con nonchalance sul tavolo della letteratura.

 


 

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