Cargo

Cargo
Notte fonda. Pioggia. Un camion trasporta lontano da Parigi Joseph Mittel, un giovane di una ventina d’anni, costretto ad una fuga – che ha tutta l’aria di essere un incubo - dalla sua amante Charlotte macchiatasi dell’uccisione di un ricco commerciante che fino ad allora la aveva mantenuta e consentito di pubblicare un giornale di stampo anarchico. Di nuovo notte fonda. Di nuovo pioggia. Giunti a Dieppe e rubati alcuni soldi, i due si imbarcano come clandestini su di un mercantile nella cui stiva sono nascoste mitragliatrici destinate ad un gruppo rivoluzionario ecuadoriano. Sul cargo la vita non è delle più facili, almeno per Mittel costretto, per guadagnarsi il rancio, ad imparare il mestiere di fuochista e a guardare Charlotte da lontano che si è ingraziata Mopps, il capitano, intrecciando con lui una relazione. Arrivati a Panama, l’amara scoperta che sulla testa della donna pende un mandato di cattura internazionale, li fa proseguire verso il Sudamerica dove nel frattempo la rivoluzione è fallita e delle armi trasportate sul cargo non se ne fa più niente nessuno. In un luogo dimenticato da Dio, Charlotte e Mittel lottano contro la natura impervia, l’imprevista malattia della donna e una gravidanza di cui l’uomo è convinto essere il padre. La nascita del bambino è l’occasione per ritornare alla civiltà, seppure sotto falso nome, e l’arrivo di una lettera nella quale Mopps annuncia di essere diventato Comandante di Vaporetto a Tahiti, apre le speranze di Mittel di una vita diversa per sé e la sua famiglia...
In Cargo George Simenon si conferma autore capace di creare atmosfere nelle quali nulla risulta inutile o superfluo. Il romanzo è diviso in tre parti che segnano le tappe della vicenda drammatica dell’indiscusso protagonista Mittel. La prima, il viaggio/fuga, nella quale la vita - seppure costretta negli spazi limitati di una nave, dove la durezza degli elementi (il ferro, le temperature infernali, i rischi della vita di mare a cui fare fronte ogni giorno, i piatti orizzonti di una distesa d’acqua infinita) la fanno da padrone - trova un senso nell’attesa di un cambiamento, nella speranza di raggiungere la terraferma in cui si radicano sogni di un futuro diverso. Nella seconda parte, la vita in Sudamerica diventa scontro con una natura ostile e travaglio di un’anima, quella di Mittel, in cui si dibattono dubbi maturati nella profondità della coscienza, e dove – come tante palafitte - si costruiscono fragili progettualità. L’isola è preludio di un tormento del fisico e dello spirito che si svelerà in tutta la sua forza e pienezza nella terza parte del romanzo. Il viaggio verso Tahiti è la conferma del fallimento dell’esistenza, in cui ciascuno ne esce perdente. Mittel per la sua incapacità di conquistarsi l’affetto sincero ed incondizionato della sua compagna impegnata a dimostrare più la pazzia del suo uomo che ad amarlo; di Charlotte intenta a soppesare valori e interessi per finire sempre col prostituirsi alla migliore situazione; Mopps, ebbro delle grazie di Charlotte, che affonda dispiaceri e fallimenti in un bicchiere sempre troppo piccolo per contenerli tutti. È qui, a Tahiti, che si ritrovano tutti i protagonisti sopravvissuti a questo cammino a ritroso, ricerca di un cosa non bene definito, cominciato su una nave – una sorta di limbo paradiso – per concludersi su un’isola del desiderio – in realtà l’inferno – in cui i colori, i profumi, le attese di un paradiso si infrangono lentamente nel tempo, nei ricordi di un passato che incombe, che accompagna i protagonisti e ne condiziona la vita.

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