Carnaio

Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Città di DF, porto, è il 15 marzo. È il giorno in cui il cadavere viene a galla. Se ne sta impigliato tra gli scogli, vicino al pontile, con i vestiti addosso consumati dal mare e dal sole, ma non ha scarpe. Giovanni Ventimiglia, detto Giò, scorge “quella schiena galleggiare come una squalo senza pinna con i capelli ricci” e al commissario Magnani deve spiegare che no, non ha provato a rianimarlo quel cadavere, perché si sa che in mare solo le cose morte stanno a galla: pesci, alghe, buste. Quell’uomo, chiunque fosse, non appartiene al loro mondo, è rimasto in acqua per giorni e chissà da dove arriva. In fondo non conta, in paese tutti ne parleranno e sui giornali locali tutti ne scriveranno di questo morto “mica morto per vecchiaia”. Giò è in ritardo, al mercato suo moglie Maria Antonia lo aspetta al banco. Ormai le vendite migliori della giornata sono sfumate, magari il racconto di ciò che ha trovato la distrarrà dalla rabbia. E così le parla del morto, di un morto diverso, uno coi “segni” di chi viene da lontano, uno nero, ma “non nerissimo”, uno di “quei posti lì”. Lei ascolta, fa qualche domanda, ma non le interessa davvero. È il 19 marzo ed è Lilly Carboni a trovare il secondo cadavere sotto uno dei lettini del Bagno Aristo, lungo la spiaggia dove la sera va a correre. Il corpo è a “pancia in su con le braccia lungo i fianchi e spezzato su un lato con una linea irregolare”, con quegli occhi aperti impossibili da dimenticare, l’odore di carne lessata, gli organi in vista sotto la pelle trasparente. Certo, quel secondo corpo è il segno dello sfacelo del paese di DF, troppo turismo senza freni, troppo malcostume. Lilly fa presente al commissario che occorre prendere provvedimenti se si vuole arginare la deriva morale. E dei due ritrovamenti non può che bearsi Frediano Cattori, che dagli studi di Telenews catalizza l’attenzione della popolazione trasmettendo all’ora di cena, come portata principale, la paura, attraverso le parole dell’ospite intervistata, la signorina Lilly in persona, vittima della terribile esperienza…

Che seccatura questi morti, questi “africani” tutti uguali, stesso peso e stessa altezza, che si arenano sulla spiaggia e spaventano la popolazione. DF è una città rispettabile, non ha bisogno di eventi sgradevoli che possano attirare l’attenzione. La gente ha altro a cui pensare: il mercato, la domenica in famiglia, le passeggiate senza preoccupazioni. Quest’onda di carne è un impiccio che infrange la quieta serenità di una comunità per bene. I cadaveri sono alieni in un mondo normale e pulito. Non sono esseri umani, ma elementi di disturbo. Non c’è pagina in questo romanzo che non trasudi indifferenza e il linguaggio crudo, splatter, scuote lo stomaco: “Attenti, recuperate anche i pezzi che si staccano”, i corpi come una “tartare vestita” o “una poltiglia”, “cadaveri freddi e bavosi come polpi”, un “cacciucco umano senza pesce e senza sugo”. La compassione non entra in gioco e nel descrivere i pensieri delle persone che abitano a DF Giulio Cavalli dipinge un desolante quadro di indifferenza. Distopia? O forse è solo uno sguardo schietto alla realtà contemporanea? O a una realtà che potrebbe concretizzarsi presto? Noi e loro. Noi e gli altri. Quegli altri diversi per pelle e cultura che ci fanno nel nostro mondo? Questa è la domanda che tiene svegli tanti. E chi ha la responsabilità di occuparsene? Carnaio mescola tragedia e commedia macabra, racconta la morte fisica degli annegati e quella dell’anima di chi abita a DF. Il libro è entrato nella cinquina selezionata per il Premio Campiello 2019, una candidatura meritata quella di Cavalli, impegnato sia sul fronte dell’attivismo politico – il suo lavoro di denuncia contro la mafia è significativo - che su quello della scrittura. Attore, regista, giornalista – ma, attenzione, lui preferisce definirsi un cantastorie -, voce di denuncia che si fa sentire attraverso le pagine di “Left” e non teme nessuno. Nei suoi libri ha affrontato temi scottanti che vanno dalla strage di Linate del 2001 al turismo sessuale e ora con Carnaio scuote le coscienze, quelle ancora vitali e animate, gettando l’orrore e il fetore che lo accompagna sotto il nostro naso. Perché, se per i morti non c’è speranza, cerchiamo di non perderla per i vivi.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER