Carnival love

Carnival love
Venghino siòri, venghino. Il Binewsky’s Carnival Fabulon di Alosyus e Lillian Binewsky sta per cominciare. Si possono comprare zucchero filato e dolciumi, mentre i biglietti degli spettacoli bisogna chiederli alle ragazze con i capelli rossi sia per fare un giro in giostra, sia per entrare nei tendoni a vedere con i propri occhi cosa può nascere da due normali esseri umani. Come ogni sera il primogenito Arturo “Aqua Boy”, dopo avere nuotato nella sua vasca, risponderà alle domande che ognuno vorrà porgli sul proprio futuro, le gemelle siamesi Elettra e Iphigenia suoneranno al piano i grandi classici, e non mancheranno né i mangiatori di fuoco, né l’Uomo Sacco, né Horst il domatore di tigri e leoni. Presenta gli spettacoli: Olympia “Oly” Binewsky, la nana albina calva e gobba con gli occhi rosa e una voce da contralto. Del resto è sempre lei che si prende cura di loro, e non solo di loro, nel campo: benché piccola ha comunque due braccia e due gambe indipendenti, al contrario dei suoi tre fratelli maggiori. Per risollevare le sorti del circo con dei veri fenomeni che attirassero la gente, i suoi genitori - soprattutto la mamma – hanno assunto diversi generi di sostanze al fine di generare dei mostri: Arturo, le gemelle, Oly e il divino pulcino, l’ultimogenito Chick, sono “i piccoli sogni” di papà, circense un po’ dottore un po’ stregone un po’ ubriacone, e della mamma, che una volta si esibiva con il nome d’arte di Crystal Lil e piange ancora per le creature che non sono sopravvissute oltre una certa età. I loro corpi sono conservati nello “Scarico”, un camion attaccato alla carovana vicino a quello cui sono attaccate le ceneri del nonno capostipite fondatore, e i barattoli in cui giacciono i loro resti sono spolverati sempre da qualcuno...
Questa meravigliosa epopea americana scritta da Katherine Dunn negli anni Ottanta è narrata proprio da Olympia, che accanto agli innumerevoli e straordinari personaggi ruotati intorno al Fabulon (un nome, un’idea) racconta il presente in cui abita lo stesso edificio in cui sopravvive – distrutta dalle pastiglie – la madre che non la riconosce più, e la figlia Miranda, che crede di essere orfana. La reminiscenza di Olympia è stupenda per la sua prospettiva umanissima, spesso in punta di piedi, e perché la famiglia eccezionale che racconta agisce secondo i medesimi meccanismi – talvolta atroci come in questo caso - di una normale famiglia composta da padre, madre, cinque figli. Essendo una bambina nella maggior parte del romanzo, il suo linguaggio è semplice e diretto, ma la narrazione si sviluppa anche attraverso gli articoli di un giornalista che si aggrega ai Binewsky quando diventano famosi: ritagli, carte e documenti che Oly conserva come feticci in un baule insieme a ogni prova di un’esistenza, la sua, che è l’unica a conoscere. Ne esce anche un ritratto suggestivo delle folle che animano circhi, circoli, sette e congreghe della provincia americana, infervorandosi perché, come sostiene Arturo a un certo punto: “Le persone credono che se qualcuno si comporta come se fosse un faraone egizio e tutti gli altri delle pile fumanti di merda di asino, allora quel qualcuno dev’essere per forza superiore a loro”. Il romanzo ha già avuto due traduzioni in Italia, e se quest’ultima rende onore alla lingua e allo spirito di Dunn riportando in libreria un classico della letteratura contemporanea, dispiace un po’ l’assenza di un indice vero che elenchi i titoli dei capitoli dunniani - roba come “L’immacolata danza dei serpenti” (pagina 188), “Ed ecco a voi l’Uomo Sacco” (pagina 327), o “Il problema della soluzione” (pagina 362) - in cui sono divisi i quattro libri del romanzo. Da anni la Dunn ha promesso un romanzo ambientato nel mondo della boxe, che ha già descritto con grande successo da giornalista, ma lo stiamo ancora aspettando, e sarà difficile che possa raggiungere la bellezza di questo Geek Love.

 

 

 

 
 
 
 
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