Carnivori

Carnivori

John Smith non è il nome di un oscuro pioniere dei secoli passati, non è nemmeno un nome da uomo. Alta un metro e ottanta, fisico piuttosto atletico, il capitano John Smith dell’esercito statunitense ha una missione alquanto strana. Prima di finire in una prigione militare, in verità, la donna aveva raggiunto il grado di maggiore oltre alla laurea in esobiologia. Ma il mondo non considera più di validità scientifica l’ipotesi dell’esistenza di civiltà extraterrestri; l’esercito, inoltre, non ama gli ufficiali troppo ligi al regolamento e ai doveri morali. Cosa rimane, dunque, all’ormai capitano per uscire di prigione e farsi reintegrare? Una missione di prova in grado di redimerla agli occhi del sistema militare. La sua missione è un uomo, l’ex maggiore ispanico Marcus Poch Righeira ormai a riposo. Smith deve riportarlo alla base militare di Camp Darby, agli ordini del vecchio colonnello Larry Ruscon dei servizi segreti. Trovare un ispanico ex militare imbolsito e dai modi da cavernicolo non è poi così difficile. Certo, il maledetto ha delle abitudini alimentari da involuto: mangia carne animale e fuma a tutto spiano, come una ciminiera umana. Non c’è assolutamente nulla di etico nel comportamento del cavernicolo, ma Smith tiene troppo alla sua riabilitazione per rinunciare all’incarico...

L’officina libraria Kipple mette in palio ogni anno un premio da assegnare a un romanzo di Fantascienza. Questo romanzo, pubblicato dalla stessa Kipple, è risultato il vincitore per il 2017 e si tratta di un’opera prima. L’autrice, in verità, si era già segnalata nel campo del fantastico vincendo il premio “Odissea” nel 2016 con un ottimo racconto dal titolo Spettri e altre vittime di mia cugina Matilde, ma questo è il suo primo romanzo (il primo di una lunga serie, si spera). L’argomento svolto è di quelli tosti e importanti: la salute e la salvaguardia di questo nostro vecchio pianeta Terra. Viene affrontato con una certa originalità e anche con un pizzico di ironia e leggerezza. Lo stile è semplice, non banale, a tratti forse un po’ acerbo. Il presente narrativo è sempre difficile da usare, è un rischio per qualsiasi autore, anche quelli più navigati. In effetti, a tratti il lettore deve rimanere concentrato per non distaccarsi dalla lettura. Forse si presume uno sforzo che di questi tempi difficilmente un lettore è disposto a fare per leggere un romanzo. Tuttavia la storia è godibile, i personaggi ben delineati, l’intreccio interessante. Superati i passaggi meno accattivanti, alla fine la lettura da la giusta soddisfazione e senso di completezza. L’ispirazione, comunque, deve qualcosa a un capolavoro inossidabile della Fantascienza. Ho riscontrato qualche elemento in comune con uno dei capolavori di Arthur C. Clarke, Le guide del tramonto (Childhood’s End, 1953 - prima edizione italiana, Mondadori 1955). In sostanza, si tratta di raccontare la stessa storia: l’evoluzione definitiva del genere umano o, da un punto di vista diverso, la sua fine. Franci Conforti ha ancora bisogno di migliorare e affinare molto la sua narrativa, speriamo che abbia gli spazi editoriali che le permetteranno di farlo. Una nota personale: trovo che la base di Camp Darby non sia molto cambiata, perfino nel futuro descritto in questo romanzo.



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