Caro amato ragazzo

Il 1865 è un anno importante nella vita di Walt Whitman e di tutti gli Stati Uniti. Il 14 aprile Abramo Lincoln viene ucciso durante uno spettacolo al Ford’s Theatre da un colpo partito dalla pistola calibro 44 di John Wilkes Booth. Nell’autunno il grande poeta, allora impiegato a Washington presso il Bureau of Indian Affairs del Ministero degli Interni, viene licenziato dall’allora Capo del Dipartimento James Harlan che considerò troppo indecente la sua raccolta di poesie Foglie d’erba (all’epoca già alla sua terza edizione). E una notte di pioggia torrenziale dello stesso anno Whitman si trova ad essere l’ultimo passeggero della vettura di Pete Doyle, ex soldato della Confederazione, che viene subito colpito da quell’uomo imponente e carismatico, simile ad un vecchio capitano di mare. Come ebbe modo di ricordare lo stesso Doyle, appoggiando una mano sul suo ginocchio, entrambi compresero di provare lo stesso tipo di trasporto. Che i due si amarono è evidente in queste lettere scritte tra il 1868 e il 1880. Un amore delicato, pieno di premure, specie da parte di Whitman, che a quarantasei anni poteva vantare un’esperienza, sentimentale e di vita in generale, ovviamente superiore a quella del suo diciannovenne compagno.
Queste lettere ci permettono di conoscere uno Whitman privato, straordinariamente tenero, un uomo amato e ben voluto dalle persone che avevano modo di incontrarlo. Non solo letterati, politici o intellettuali, ma anche semplici conducenti di tram, guidatori di battello, di cui ricorda affettuosamente nomi e numero di linee. Whitman appare sempre a suo agio tra la gente, totalmente innamorato del mondo che lo circonda, del suo paese, di New York come di Brooklyn, dei paesaggi di cui gode a bordo delle vetture su cui viaggia. E di cui spesso racconta liricamente al suo Pete, non un semplice vetturino ma il suo caro ragazzo, il suo giovane amoroso fratello, suo figlio. Si rimane colpiti di fronte alla tenerezza mostrata dal grande poeta americano, capace di tradurre in poche, ma efficaci, parole il grande affetto, non solo sensuale, che li univa. Racconti di un sentimento duraturo inframmezzati da dettagli particolareggiati sul pranzo del giorno, sul tempo trascorso sui battelli, dalle descrizioni dell’ambiente che circonda la sua casa sotto diverse condizioni climatiche, dai resoconti del suo stato di salute. Whitman è legato fortemente a Doyle, che rappresenta per lui non solo una fonte di conforto, anche durante gli spasmi cerebrali che lo attanagliarono in seguito, ma un pensiero frequente, una presenza costante nella sua mente.

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