Caro diario ti scrivo…

Caro diario ti scrivo…
Matilde Serao fu una donna passionale, coraggiosa, che seguì i suoi desideri senza mai retrocedere o cedere a compromessi. Lottò per la scrittura con battaglie vinte e battaglie perse ma per Matilde non fu mai una resa. Fu la prima donna a dirigere un quotidiano. Beatrix Potter aveva quella che si dice una fervida immaginazione. Chiusa nella ricca casa vittoriana di famiglia immaginava amicizie e storie con i piccoli animali del giardino. Poiché non le fu concesso di andare a scuola, Beatrix studiò di nascosto dai genitori, concentrandosi sulla botanica. A quindici anni cominciò a tenere un diario, dove la ragazzina scriveva in un suo codice segreto. Inventò, per il figlio di una sua governante, un racconto illustrato con i suoi disegni che raccontava le avventure di quattro coniglietti. Quel racconto divenne il primo di ventitré, conosciuti da tutti i bambini inglesi. Dopo la morte di Beatrix il suo diario venne ritrovato. Ci vollero venti anni per decodificarlo. L’infanzia di Anna Maria Ortese fu dura, divisa tra Potenza, Tripoli e Napoli. Viaggiò molto e il suo cuore rimase per sempre tormentato, così come la sua vita che non vide mai ricchezze e agi. Eppure, assieme a Elsa Morante, è uno dei simboli della letteratura italiana, di quella cultura innalzata e amata, tuttavia amara e avara di riconoscimenti e che gli diede un corto respiro solo grazie al vitalizio della legge Bacchelli. Emily Dickinson nacque, visse e morì nella sua casa di Amherst nel Massachussetts, oggi museo a lei dedicato. Creatura bizzarra, dalla scelta di vestire sempre in bianco alla personale concezione di Dio. Usò la punteggiatura come un’arma modificata, le maiuscole interagivano con i suoi versi come fossero parole aggiunte, nascoste dentro la poesia. Emily non prese mai marito, tutto quel che cercava era nella scrittura. Silvina Ocampo, dall’altra parte del mondo, visse un’infanzia agiata, fu editrice e autrice di spicco. Diversamente dalle altre ebbe molte porte aperte, fu amica di Jorge Luis Borges. Tuttavia non ebbe gran successo in vita. Eccessivamente riservata, schiva, preferiva la scrittura alle interviste, amava più entrare in un mondo parallelo e fantastico piuttosto che discuterne con un giornalista. Jane Austen aveva una vita predestinata, incasellata in una classe sociale tipica dell’Inghilterra di fine diciottesimo secolo. Un mondo fatto di costumi e società rispettabili e programmate, di matrimoni costruiti e regole. Ma Jane non avrebbe mai aderito a questo stile di vita. La scrittura gli permise di evadere, di innalzarsi sopra i concetti prestabiliti, sopra gli usi e le consuetudini che non potevano calzarle come un vestito troppo stretto o troppo largo…
Sei ragazzine, sei future grandi scrittrici da immaginare ciascuna dentro la propria infanzia, dentro una vita appena cominciata, ma già contaminata benevolmente dal germe e dal demone della scrittura. Due scrittrici italiane ne immaginano i diari, gli approcci imbarazzati e spiazzanti davanti al foglio bianco e nudo, davanti all’oceano di possibilità che la scrittura di mette sotto al naso. Il lavoro svolto, di ricerca nel passato, raccolta di curiosità e aneddoti, si trasforma in una dichiarazione d’amore nei confronti delle opere di questi sei grandi donne e autrici, vissute in tempi e modi diversi, con opportunità e speranze, paure e sogni differenti. Eppure, il legame unico che le lega, la corda lunga e infinita come una retta che le unisce tra loro e che le assicura con un nodo delicato alle due scrittici che questo libro hanno curato, è unico e fatto di parole e frasi, scelte di verbi e suoni, punti e virgole, sospensioni e finali con sospiri e lacrime.

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