A caro prezzo

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Nel marzo del 2000, verso le sei del mattino, il dottor Hart viene svegliato da forti colpi alla porta del suo appartamento nel Bronx. L’annuncio scuote il solito tran tran familiare: Hart stava dormendo a letto con la moglie e nella stanza a fianco riposava il piccolo Damon, di cinque anni. Il medico è all’apice della carriera di ricercatore: qualche mese prima ha ricevuto la nomina come assistente presso la Columbia University, una delle più prestigiose università americane Ivy League. Le voci corrono e dopo l’avanzamento di carriera, nella cassetta della posta è comparsa una lettera da parte di un tribunale della Florida, Stato d’origine dell’autore, nella quale lo si dichiarava padre di un ragazzo di sedici anni. Alla porta continuano a bussare con insistenza. Il medico apre e si trova davanti un funzionario che lo invita a comparire davanti al giudice. Tutt’a un tratto ecco che emerge il ricordo. Nel 1982, quando Hart era nel pieno dell’adolescenza, aveva passato la notte con una ragazza di un anno più giovane di lui. Da quell’incontro a quanto pare è nato un figlio, fino a quella strana mattina occultato. Il primogenito si chiama in realtà Tobias e viene dagli stessi luoghi del padre, ma ha preso una strada completamente diversa. Ha lasciato la scuola superiore, ha fatto figli con donne diverse, spaccia droga e spara alla gente e di lì a poco renderà il medico un giovanissimo nonno…

Nato con la volontà di indagare e di smascherare i pregiudizi che la maggior parte della gente ha contro le droghe, il saggio di Hart inserisce già dall’inizio una fortissima componente personale (sia individuale che etnica, dato che l’autore è nero) nella vicenda professionale del neurologo. Un espediente che in prima battuta alterna a episodi personali le ricerche condotte sull’effetto che hanno le droghe nella capacità decisionale dell’uomo. La storia del giovane nero con un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori, dall’impegno a eccellere per non ritrovarsi schiavo delle dinamiche del ghetto, si accompagna a una disamina dei principali problemi della neuroscienza applicata alla psicologia. In più di qualche caso gli accostamenti sono forzati, ma il fil rouge della storia autobiografica riesce a mantenere in piedi un saggio che trasmette un amore verso la materia e contro i pregiudizi fuori dal comune. Quello che resta non sono tanto le conclusioni scientifiche, bensì la storia di un medico che è riuscito a farsi strada nel mondo con le proprie gambe e con la propria testa. Un esempio da seguire.



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