Carol

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Nella mensa per i dipendenti del grande centro commerciale Frankenberg è l’ora di punta. Therese mangia nervosamente e legge con attenzione l’opuscolo che le è stato consegnato con tutto il regolamento da seguire per mantenere il suo posto di lavoro. Non è che le interessi restare al Frankenberg per tanto tempo: ma è quasi Natale e ha bisogno di guadagnare di più visto che per i suoi lavori da scenografa non sempre viene pagata in tempo utile e non sempre riesce a trovare qualche compagnia teatrale a cui piacciano le sue opere. Richard, il suo fidanzato, quella mattina le ha proposto di partire per la Francia. Therese non sa se accettare o meno. Vuole viaggiare, certo, ma il problema è Richard. È un bravissimo ragazzo, è attento, è premuroso, è presente – forse fin troppo – ma Therese si sente soffocata in una relazione che forse non desidera avere. Smette di pensare e si dirige al reparto bambole dove è stata assegnata per il periodo di prova. Guarda con attenzione, prima di raggiungere il suo reparto, un trenino elettrico che continua a girare, incessantemente, lungo i binari. Ha sempre amato i trenini elettrici. Arrivano i primi clienti. Comincia la routine quotidiana. Le signore davanti a lei le chiedono bambole che piangono, bambole che fanno la pipì, bambole di stoffa, bambole costose o meno costose. Therese mantiene un sorriso di cortesia e lavora. Ad un tratto solleva lo sguardo ed ecco, davanti a se, una donna bellissima: alta, bionda, con una figura longilinea resa ancora più aggraziata dalla pelliccia che indossa, occhi grigi, dominanti. Il cuore di Therese fa un balzo inspiegabile. Therese non sa chi sia la donna davanti a se ma qualcosa, quasi di alchemico, l’attrae profondamente…

Pubblicato nel 1952 sotto pseudonimo e con un altro titolo (The Price of Salt), Carol è il secondo romanzo di Patricia Highsmith, feconda scrittrice statunitense nota al grande pubblico per Il talento di Mr. Ripley. È l’unico dei suoi lavori che tratti il tema dell’omosessualità, pur essendo la Highsmith dichiaratamente lesbica. Quando le è stato chiesto il perché non abbia mai più trattato l’argomento la scrittrice ha risposto che avrebbe preferito essere ricordata per le sue opere piuttosto che per il suo orientamento sentimentale. Carol è una intensa storia d’amore tra due donne, la più giovane Therese e la più matura Carol, ambientato nella New York degli anni Cinquanta quando parlare di omosessualità (ed esserlo) era davvero infrangere un tabù. La Highsmith scrive un romanzo intenso, emozionante, attento e accurato in ogni minima sfumatura. Le due protagoniste sono realmente descritte a tutto tondo: dalla fresca spontaneità di Therese alla più ponderata e pensierosa Carol, da chi non ha ancora conosciuto la crudeltà del mondo e si lancia a capofitto nelle emozioni a chi ci va con “i piedi di piombo” perché sa quanto possano essere pericolose “le conseguenze dell’amore”, per citare un celebre film di Paolo Sorrentino. Il lettore è totalmente coinvolto dalla storia, ne viene letteralmente travolto, e non riesce a staccare gli occhi dalle pagine. Più deboli sono i personaggi maschili, in secondo piano rispetto alle due protagoniste. La riduzione cinematografica con la regia di Todd Haynes in questo periodo nelle sale italiane, riesce ad esaltare il testo originale: cosa davvero rara. Senza timori di spoiler, Carol è uno dei pochi romanzi a tematica gay che non prevede un epilogo tragico. Alle due protagoniste, che dovranno sì affrontare la società americana anni Cinquanta, è data la possibilità di vivere con decisione, serenità e grinta la vita che hanno scelto, non conformandosi al cliché della famiglia tradizionale. Una lettura attuale, moderna. Un libro che parla al cuore e che spezza i pregiudizi, se ancora ce ne fossero.



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