Carrie

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Carrie White scopre di essere donna quando meno se l’aspetta: un giorno qualsiasi, a Chamberlain nel Maine, dopo la lezione di ginnastica, mentre si fa la doccia con le compagne di scuola si blocca e non riesce a controllare il flusso di sangue che le scende improvvisamente dal corpo. Le amiche la iniziano a tempestare di insulti e di grida e la giovane diciassettenne ha una crisi isterica. Quando torna a casa, la madre invece che aiutarla non fa che innervosirla con una pletora di commenti pseudoreligiosi sulla sua sporcizia, sul peccato e su come espiare le sue presunte colpe. Carrie non è una ragazza normale, ha infatti il dono/condanna della telecinesi. Da quel giorno di improvvisa e violenta consapevolezza sul suo status alieno, le cose cambiano. Sua madre inizia ad avere sempre più paura di lei e dei suoi poteri paranormali: riesce infatti a controllare senza far fatica qualsiasi oggetto, dal più piccolo soprammobile agli armadi pieni di vestiti. Nel contempo Sue, una delle compagne più giudiziose della classe, per riparare alla pessima condotta che ha tenuto nei confronti della compagna, induce il suo ragazzo ad accompagnare Carrie al ballo di fine anno. Alla festa per punizione non vengono invitate le più acide compagne di spogliatoio, punite dalla direzione scolastica. Tra queste c’è anche Chris, che insieme al suo compagno Billy trama uno scherzo di cattivo gusto ai danni della malcapitata. La bravata non tiene conto della rabbia della White, che darà il meglio di se stessa sotto i riflettori del palco...

L’esordio narrativo di Stephen King è una bomba al fulmicotone. Un romanzo lungo poco meno di duecento pagine che tiene il lettore attaccato alle pagine dall’inizio alla fine. La tecnica del re dell’horror - affinata nei successivi e più corposi romanzi - sviluppa una tematica semplice, d’ora in poi nucleo costruttivo dei suoi personaggi più memorabili: l’analisi dell’adolescenza come terreno fertile per le deviazioni dalla normalità. Alternando i resoconti dalle pagine dei diari dei ragazzi, i libri sul ‘caso Carrie’, gli articoli giornalistici (ovviamente fittizi) del tempo, Carrie è un continuo cambiamento di punti di vista, una serie di polaroid che analizzano chirurgicamente la vendetta di un’outsider. Anche se il libro risente della fascinazione degli anni Settanta per l’occultismo (pensiamo a pellicole come Rosemary’s Baby o il successivo L’Esorcista), non è affatto invecchiato male, anzi parla di scariche ormonali che ci coinvolgono in prima persona. Chi non vorrebbe poter sfogare la propria rabbia nei confronti del più bello, di chi sta meglio o del superiore che ogni giorno ci assilla con frecciatine e scadenze? La ‘rivincita di una nerd’ che fa tremare l’ottusità e il qualunquismo della piccola realtà provinciale. Da rileggere.



 

 

 

 
 
 
 

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