Carte scoperte

Carte scoperte

Un circolino di periferia, settembre 2001. Mario Lieddu ricomincia a essere perseguitato dagli esattori pubblici: aveva dovuto registrarsi all’anagrafe per votare contro Berlusconi, riemergendo dalla semiclandestinità che si era scelto e ora ne paga le conseguenze. Si mantiene con le carte, perlopiù al circolo Garibaldi pieno di nostalgici del PCI, spesso di sera anche al bar tabaccheria di Geremia: è bravo, vince un po’ a tutti i giochi con puntate in denaro (come il ramino pokerato), soprattutto riconoscendo dai gesti cosa gli altri hanno in mano. Si allena coi solitari. Ha 62 anni, altezza media, capelli grigi e impomatati, pelle del viso grassa e butterata, tristi occhi bruni, fuma molto, beve il giusto, veste sempre in giacca e cravatta con abiti lisi. Non ha più una famiglia, sedici anni prima la moglie Sissi e il figlio lo hanno cacciato sdegnati dalla villa quando è finito sei mesi in carcere per piccole truffe fiscali (vendeva biancheria intima e lenzuola), presto è seguito il divorzio e il figlio Flavio non vuole più sentirlo nemmeno nominare. Mario gira con un vecchissimo catorcio Mercedes, non ha più una casa, vive in subaffitto da una giovane amica in carriera che sta sempre all’estero. Non ha alcuna manualità, non possiede radio e televisione, odia ogni apparato tecnologico. Anche i vecchi amici lo hanno abbandonato; ne trova di nuovi al circolino, memore del padre partigiano durante la Resistenza. Ha già smesso di pagare bollette e conti “senza volto” limitandosi a onorare i creditori personali e i corrispettivi di servizi che potevano essere interrotti. Poi si è trasferito e nessuno sa della nuova residenza. Le bollette e le ingiunzioni ricominciano ad arrivargli dopo che ha dovuto chiedere la tessera elettorale. Deve aggiornare una soluzione pratica…

Lo sceneggiatore ed editore Walter G. Pozzi (Monza, 1962) inventa un disobbediente esattoriale mesto e rimuginante, capace di organizzarsi un bilancio con voci di sussistenza legate solo alle entrate delle vincite a carte. Ne narra in terza fissa e talora noiosa. Mario è dotato di buona memoria, tecnica esperta, discreta capacità di rapido calcolo (delle probabilità) e di introspezione psicologica. Appunta tutto su un quadernino, segna ogni mese attivi e passivi con i nomi degli avversari, gli orari di inizio delle partite, l’entità dei guadagni (o delle piccole perdite che all’inizio si premuniva di garantire, scoprendo poi che erano inutili). Non dimentica le poche piccole spese. Si lascia sempre qualche banconota da investire sul tavolo da gioco, nasconde le buste per gli altri pagamenti fissi (affitto, benzina, sigarette). Quando arrivava o dovesse ancora arrivare un ufficiale giudiziario, non ci sarebbe stato nulla da pignorare. Mario assiste con distacco amaro e rimpianto politico alle discussioni di quegli anni, raccontarli è il vero obiettivo dell’autore che li visse con personale passione: “il vocabolario non è diverso da un mazzo truccato”. Si tratta soprattutto del periodo 1996-2001 (con una coda fino al 2003), il progressivo parziale fallimento degli ex-comunisti e del centrosinistra nei governi Prodi, D’Alema e Amato fino all’euro, ai G8 del 2001 a Napoli e Genova, alla candidatura Rutelli, alla nuova vittoria di Berlusconi, alle Twin Towers. Si bevono (con moderazione) amari e grappe.



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