Cartoline dalla fine del mondo

Cartoline dalla fine del mondo

È il 2009 quando Enrico Radeschi ‒ giornalista, hacker e detective suo malgrado ‒ è costretto a scomparire o morire. Va da sé che la scelta è scomparire, anche se questo significa abbandonare Buk – il labrador con cui vive, e chi ha cani sa che diventa quasi una simbiosi – la sua casa, il suo “giallone” (la vespa che lo porta in giro ormai da anni, pezzo pregevole in quanto originale restaurato alla perfezione). E poi lasciare mamma e papà nell’incertezza di dove sia loro figlio e last but not least distruggere ogni traccia informatica di sé: niente mail, niente contatti social, niente smartphone con rubrica o localizzatori di qualunque tipo, computer e relative memorie. Tutto distrutto. A Cipro vivacchia, anche piuttosto tranquillamente, facendo lavoretti per un tizio strano chiamato il Danese. Dopo anni in cui ormai si è abituato a tutte le mancanze obbligate, il passato gli si para davanti sotto forma di Loris Sebastiani, il vicequestore che ha più volte usufruito delle sue capacità informatiche e investigative. La polizia evidentemente non è poi così incapace, verrebbe da dire. A Milano infatti un uomo è stato ucciso durante un party esclusivo al Museo del ‘900, sotto il celebre dipinto Il quarto stato. Il problema è che il video della morte, avvenuta per avvelenamento, è stato cancellato dalle telecamere di sorveglianza ma messo in rete dal killer stesso, che si firma Mamba nero. Non c’è modo di risalire a chi e da dove il filmato sia stato messo on line: se non forse affidandosi proprio a Radeschi…

Di cose oltre a scrivere Roversi ne ha fatte e ne fa molte. Dirige la collana Calibro noir, ha scritto per teatro e televisione, ha inventato il NebbiaGialla ‒ una rassegna di genere che oltre ad ospitare grandi autori anche internazionali ha una sezione dedicata agli emergenti. Ha inventato un blog, che adesso è un portale di riferimento nel panorama italiano per quanto riguarda il genere (“Milano Nera”). Ha scritto dei saggi con particolare interesse per Bukowski – amato al punto da chiamare Buk il labrador del suo personaggio – e su Mantova e non solo. Il personaggio di Radeschi, sbarcato a Milano col sogno di diventare giornalista, nasce nel 2006. Viene in città per laurearsi e inseguire il suo sogno, è un po’ tontolone (o almeno non è scafato) ma impara ben presto che “chi pecora si fa il lupo se lo mangia”, così partendo dal nulla diventa prima un informatico dilettante e poi un hacker con grandi capacità. Non solo tecniche, visto che poi per una serie di coincidenze dovute al suo lavoro, diventa collaboratore del vicequestore Sebastiani dando vita alla serie di gialli che lo vede protagonista. Questo Cartoline dalla fine del mondo – il titolo si spiegherà poi nel corso del romanzo – è un thriller ben ideato (come lo sono tutti quelli di Roversi, del resto), con una trama scorrevole e mai banale, una scrittura semplice e immediata ma che si sente ricercata. La città è una cornice perfetta che Roversi descrive senza sovrastrutture ma come farebbe una macchina fotografica, cogliendo le sue contraddizioni e le sue bellezze (anche quelle meno note): ma da buon figlio del Grande Fiume, non mancano mai le incursioni nella Bassa. Forse il libro più maturo della serie: ottimo da solo, perfetto se si sono letti i precedenti.



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