Cartoline di morte

Cartoline di morte

Parigi. Al Louvre Sylvia e Mac, americani, belli e fascinosi come modelli, stanno corteggiando apertamente due sposini inglesi in viaggio di nozze. Sono fermi davanti alla Monna Lisa e intanto le loro mani si insinuano, le parole ammiccano, accendendo nello sguardo perplesso degli altri due il brivido della trasgressione. Sono quasi pronti allo scambio di coppia, ma bisogna ancora ammorbidirli. Sylvia e Mac li portano a cena, li fanno bere, li pilotano in un albergo di Montparnasse, li drogano fino a stordirli, li svestono, li sgozzano, li compongono artisticamente sul letto e li fotografano. La polaroid andrà a un giornalista di un quotidiano locale, che è già stato preavvisato dell’imminente delitto da una cartolina della città con una scritta enigmatica sul retro. Lo hanno già fatto a Firenze, Atene, Salisburgo, Roma. Lo rifaranno a Berlino, poi a Stoccolma, dove il messaggio di morte viene recapitato alla redazione dell’Aftonposten per cui lavora Dessie Larsson. I serial killer sono arrivati in Svezia e stanno per colpire un’altra volta. Ma Dessie non è l’unica a saperlo. A inseguirli per mezza Europa c’è anche Jacob Kanon, ispettore della polizia di New York: non è ufficialmente incaricato delle indagini, deve muoversi con cautela per non pestare i piedi ai colleghi stranieri e non mollerà l’osso fino a quando non li avrà catturati perché la ragazza uccisa in un hotel di Trastevere insieme al marito era sua figlia Kimberly. Però, per riuscire a incastrare i due psicopatici di cui tutti ignorano il movente gli serve l’aiuto di Dessie. E la collaborazione nella sua caccia disperata non sarà l’unica cosa che otterrà da lei...

James Patterson convola a nozze letterarie con la svedese Liza Marklund, autrice della serie poliziesca di Annika Bengtzon. Evidentemente l’aria del nord gli giova e il risultato della collaborazione è eccellente. Il ritmo martella come un tamburo, lo stile è svelto e senza sbavature, la narrazione va dritta allo scopo concedendosi solo un paio di digressioni erotico-sentimentali. Tutte cose che sapevamo molti best seller fa. Questa volta il valore aggiunto è la cesellatura dei personaggi (buoni e cattivi), che guadagnano in spessore e plausibilità. Jacob Kanon, che quando piomba a casa della giornalista sembra appena uscito da un cassonetto, sporco e maleodorante per il gran correre da una capitale all’altra, sta in equilibrio meglio di un funambolo fra il detective tormentato e il padre straziato, roso dall’ossessione di smascherare i criminali e assicurarli alla giustizia. Dessie passa con un ragionevole crescendo di coinvolgimento dalla fase di sospetto a quella di partecipazione professionale e amorosa. Quanto ai due assassini, prima che venga svelato il come e il perchè del loro gioco al massacro (contorto, ma non si può avere tutto, neanche da un page-turner) riservano abbastanza sorprese da far sensibilmente accelerare la velocità di lettura. Di Patterson sono continuamente sbandierati i primati al botteghino: cinquantqacinque volte nelle classifiche del “New York Times”, 170 milioni di copie vendute nel mondo e oltre 2 milioni in Italia. Cartoline di morte lo sdogana dal clichè di fabbricante di successi geniale e furbesco. Confermando il suo talento nel costruire storie che ti acchiappano e ti trascinano alla conclusione senza darti il tempo e la voglia di prendere fiato. 



 

 

 

 
 
 
 

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