Carve the Mark ‒ I predestinati

 I predestinati ‒ Carve the Mark

Sul pianeta Thuvhe è il giorno del rito della Fioritura, per questo l’intera famiglia di Akos sta recandosi al tempio: suo padre, i fratelli Eijeh e Cisi e naturalmente sua madre ‒ l’oracolo in carica, colei che riesce a vedere i possibili fati altrui e può prevedere il futuro, una delle tre persone del suo pianeta scelta dalla “Corrente” e con il dono della profezia. Il tempio è agghindato a festa e la Sala delle Profezie è gremita come non mai di persone in abiti eleganti, tutti coloro che contano sono presenti ad attendere che i fiori del silenzio finalmente si schiudano. Di colpo in quelle lande ricoperte di ghiaccio, il flussocorrente si manifesta e si riverbera nel rosso della cupola, per poi scorrere in ogni fiore che sboccia e da questi in ciascuno dei presenti. La “Corrente” sussurra alle orecchie di chi sa ascoltare, e i petali rossi si aprono tutti insieme in un trionfo. Akos è lì con gli occhi spalancati e l’espressione incredula, il suo fato è già scritto come ha detto sua madre, ma non ha idea di cosa gli riservi…

La fantascienza young adult declinata ancora una volta dall’americana Veronica Roth. In questo primo volume della sua nuova duology la brava e fortunata autrice della trilogia Divergent ‒ campione anche ai botteghini cinematografici ‒, ambienta Carve the Mark in una lontana galassia percorsa da una forza vitale detta “Corrente”, in grado di regalare strabilianti poteri e influenzare il futuro dei popoli che la abitano. I protagonisti sono due adolescenti: il predestinato Akos di Thuvhe figlio dell’oracolo, e Cyra del popolo degli Shotet, mortale nemico di Thuvhe e appartenente alla famiglia di tiranni dei Noavek. Due destini che fatalmente si incrociano e due popoli ostili le cui vicissitudini si intrecciano ai due giovani. L’atavico e ineluttabile fato incontra la tecnologia più avanzata, creando un binomio antico quanto la civiltà ellenica e futuristico quanto Blade Runner. I destini una volta determinati sono inevitabili? Questo l’interrogativo centrale attorno a cui ruota il romanzo, la risposta è in mano ai due protagonisti. La scelta della doppia voce narrante ‒ in prima persona quella di Cyra e in terza quella di Akos ‒ non convince del tutto, ma l’impianto narrativo solido e preciso e la scrittura fluida cui ci ha abituati la Roth rendono piacevole e intrigante la lettura.



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