Casanova

Casanova

Diciottesimo secolo, periodo compreso tra la guerra dei Sette anni e la Rivoluzione francese. Non ci sono guerre, c’è la noia per i principi di provincia, nonostante il mecenatismo, il farsi intellettuali e il dialogare con Voltaire e Diderot, il collezionismo di porcellane e monete medievali. E allora le corti aspettano con ansia l’arrivo improvviso degli avventurieri, in mille di maschere e travestimenti. Intrattenitori, musicisti evirati, artisti pirotecnici e anche filosofi alchimisti. Le novità, le mode, i “dispetti” al vicino sette miglia più in là. Arrivano i filibustieri senza patria, si materializzano senza sapere da dove sono sbucati fuori. Eccellenti nella conversazione, nel gioco e nel raggiro, pronti a scappare prima che la sorpresa si tramuti in abitudine, e l’inganno venga svelato. Tra questi, Giacomo Casanova, alto e robusto, elegante e forbito nel linguaggio, ha preso in prestito il titolo di Cavaliere di Seingalt, sa mille mestieri, ma ciò che più gli preme è gettarsi con tutto il corpo nel turbine di sensualità e divertimento che come flusso corre attraverso il mondo. Uomini beffati, bluffati e alleggeriti nelle loro borse, donne avvicinate, coinvolte e travolte, abbandonate all’alba, con dolce ricordo e sensuale soddisfazione.

Focus su Casanova fuor di cliché - non seduttore metodico, si badi bene, ma autentico gaudente, “homo eroticissimus”, filosofo della superficialità - nel vigore della curiosità (“neu-gierde”, tedesco per avidità di nuovo) dei primi quarant’anni così come lui stesso si tratteggia nelle sue memorie, scritte da vecchio, solitario e dimenticato nel castello di Dux, lui del secolo galante alle prese con una servitù giacobina non più rispettosa; con la penna cavalca divertito le sue mille e più avventure, non tagliando e non cesellando, semplicemente ricordando ogni passaggio (magari rimaneggiando un po’ qua e là) e così rinnovando il piacere. Stefan Zweig, romanziere eccelso ma autore anche di tante biografie - il saggio su Casanova è del 1928 - ne abbraccia il personaggio, scuotendolo, affiancandolo, ridendo e osservando, narrandone con capitoli fulminei l’inevitabile aderenza alla pelle dei suoi tempi, profumo di corti di teatri di tavoli da gioco e di buone maniere; il desiderio più che quotidiano non di una donna, ma dell’incessante varietà e della molteplicità della donna.



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