In caso di necessità

In caso di necessità

L’anatomo-patologo John Berry viene sconvolto dall’arresto del suo amico Art Lee, un ginecologo di origine cinese che (come quasi tutti i suoi colleghi) effettua anche aborti, una pratica illegale nella Boston degli anni ’60. Lee è accusato della morte della giovanissima Karen Randall, rampolla di una delle famiglie più in vista di Boston, figlia di un barone della medicina: la ragazza è morta per una devastante emorragia in seguito ad un tentativo di aborto mal riuscito, e prima di perdere conoscenza ha detto alla madre che era stato Lee a ridurla in quel modo. John Berry nota molte incongruenze nell’accusa e inizia ad indagare sfidando la polizia, l’opinione pubblica e il potere della famiglia Randall, portando alla luce una storia segreta di droga, sesso, crimine e morte...

Dire che questo è il romanzo d’esordio di Michael Crichton è indubbiamente vero, anche se ben lungi dall’essere esatto. Crichton infatti nel 1968 – anno di pubblicazione del romanzo – era un giovane studente di Medicina, che per pagarsi gli studi già da qualche anno scriveva spy-stories e gialli grossolani per le collane da edicola, con lo pseudonimo di Jeffery Hudson. Opere che oggi sarebbe davvero interessante recuperare, ma che l’autore giudica assolutamente non rappresentative. La prima, decisiva eccezione a questa catena di montaggio creativa fu questo In caso di necessità, che agli occhi esperti degli editori di pulp parve subito talmente al di sopra della media da indurli a proporre al giovane autore una edizione rilegata, che ebbe un grande successo e sancì l’inizio della carriera letteraria di Crichton. Un thriller teso, dalla scansione cinematografica, con rivelazioni e colpi di scena che si susseguono capitolo dopo capitolo, smontando ad una ad una tutte le soluzioni ‘facili’ del rompicapo, lasciando al buio i lettori fino all’ultima, decisiva svolta. Ma ciò che dà una marcia in più al romanzo è lo ‘sguardo dall’interno’ ad una delle caste più chiuse ed esclusive della nostra società, quella dei medici: linguaggi, segreti, manie, gerarchie normalmente inaccessibili ai comuni mortali che Crichton riesce a portare alla luce grazie ai suoi studi ed alle sue frequentazioni del tempo. Non manca una coloritura ‘sociale’ tutto sommato insolita in Crichton, che stavolta approfitta della sua storia per denunciare i guasti dell’ipocrita proibizionismo sull’aborto vigente nei sixties negli Usa, capace solo di costringere le donne al scelta tra un’interruzione di gravidanza a poco prezzo, col rischio di morire sotto i ferri di un chirurgo improvvisato, e un aborto in clinica, al riparo da occhi indiscreti ma non dai salatissimi cachet del camice bianco di turno. Assolutamente seminale (come avviene sempre del resto ai grandi scrittori) la scelta di un anatomo-patologo come protagonista, che tanta fortuna avrebbe avuto nei romanzi di genere negli anni a venire.



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