Cassandra al matrimonio

Cassandra al matrimonio
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All'invito in realtà Cassandra non ha risposto né sì né no. Ha detto solo che si sarebbe liberata il ventuno (giugno), un giorno prima. Senza avere un programma. Stamattina però ha pensato “Sì, dai, perché no? Mi va” e allora si è messa a guidare: cinque ore di macchina, da Berkeley fino al ranch di famiglia – più le varie soste per bere aranciata. Solo che dopo la morte della madre tornare a casa è difficile, con un padre filosofo che non sa parlare se non in termini complessi e una nonna che non vede se non attraverso fantasie inventate per sopravvivere. Nemmeno Judith, la gemella di Cassandra, è più la stessa. Prima lei e Cassandra erano qualcosa che va molto al di là della domanda “Tu-quale-sei-delle-due?”. Erano un pianoforte comprato insieme, un rifugio per sentirsi unite e sicure, un annuire senza parlarsi, un sfera di cristallo intatta. Ora invece Judith vuole costruirsi una vita con qualcun altro. Cassandra guida, riflette, ferma la macchina vicino a una pompa d'acqua e ha voglia di metterci sotto la testa. “Sai cosa?” pensa, “Non voglio che Judith si sposi”. Così, in compagnia di una luna “tardiva e informe come un'arancia andata a male”, comincia il sabotaggio del matrimonio...
La trama di Cassandra al matrimonio, romanzo del 1962 di Dorothy Baker, si sviluppa nell'arco di pochi giorni e si potrebbe riassumere in una manciata di parole. Fin dal principio, però, la storia va fuori dal previsto: compaiono dapprima alcuni dettagli inaspettati (una data importante tra parentesi, un bicchiere rotto che nessuno raccoglie, la descrizione perfetta dello stare sott'acqua, il poster di un clown come una lettera d'addio) e poi approda in crescendo alla follia, sconvolgendo riga dopo riga. Inoltre, nella seconda parte del libro a narrare gli eventi non è più Cassandra bensì Judith e se prima sembrava di leggere un prequel de La campana di vetro, ora si è spettatori di una grottesca commedia nella quale gli stessi pensieri scivolano – con equilibri diversi – dalla mente di una gemella a quella dell'altra. Il pregio più grande di Cassandra al matrimonio, però, non sta tanto in questo sviare di continuo le aspettative del lettore e nemmeno nel raccontare un ambiente bizzarro e dotato di proprie regole, come in fondo è ogni famiglia. Sta invece nella capacità di restituire un'immagine vivida di quel microcosmo e sbrogliare la sua diversità, il suo non essere prevedibile. Come se ci arrivasse una cartolina da un luogo remoto e dopo una sola occhiata potessimo conoscere ogni cosa che c'è da sapere su quel posto, fino a considerarlo di casa.

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