Castigo di dio

Castigo di dio

Bari. 24 luglio 1943. Luca è riuscito a intrufolarsi tra le decadenti spoglie della Socia, l’immenso e fatiscente casermone che domina piazza Luigi di Savoia che ospita come un alveare infetto più di cento anime in pena tra prostitute, orfani, sfollati e poveracci devastati dalla guerra. Sta intervistando Lello, al secolo Raffaele Petrone, uno dei primi inquilini di quel vecchio palazzone nato come innovativo esperimento sociale alla fine del diciannovesimo secolo e ora ridotto a una decadente e putrida latrina infestata da topi. Petrone gli sta spiegando che la Socia è stratificato in quattro piani strutturati come infernali gironi danteschi, con le puttane al primo piano, il vizio al secondo, il camino al terzo e Amaro, il re di quella struttura e probabilmente di Bari intera, all’ultimo. Gli dice anche di sbrigarsi, perché se Amaro scopre che è lì lo ammazza come un cane… La grande masseria della famiglia Morisco a Santeramo in Colle è tutta in fibrillazione per i festeggiamenti in corso per Antonella, la bella dodicenne figlia di Giulio e Serena, che grazie alla guerra e alla borsa nera hanno accumulato un’enorme fortuna. Ad un certo punto però la porta della camera della bambina si spalanca di botto e una mano si posa violentemente sulla bocca di Antonella. La ragazzina, immobilizzata e legata, viene portata di sotto dove Amaro, infilando due carte da cento nella tasca dello zio di Antonella, Claudio, che li ha precedentemente aiutati ad entrare, gli sta ricordando che se il fratello la vuole rivedere viva e vegeta è meglio che torna a fare quello che dice lui… Come ogni mattina il prefetto Nicola Arpino giace sprofondato nella sua poltrona in cuoio avvolto dall’aroma del suo sigaro. Dalla radio le notizie sull’arresto del duce. Non che la fine del fascismo lo preoccupi particolarmente. Intanto a ventiquattr’ore dal crollo del regime ancora nessuno è andato a reclamare l’enorme palazzo di via De Giosa di cui Arpino s’è impossessato con un esproprio. Ha convocato Amaro per affidargli il compito di randellare per bene con qualche suo amico e altri camerati il corteo che di li a poco sarebbe passato davanti alla sede del partito...

Il giorno dopo l’approvazione della mozione Grandi che avrebbe innescato la caduta del fascismo e l’ordine di arresto nei confronti di Mussolini, in una Bari livida e traumatizzata dal devastante conflitto mondiale, la brezza fresca e liberatoria dell’alba di una nuova era sembra ancora ben lontana da venire. Vari personaggi infatti tengono la città pugliese ancora in perenne e violento ostaggio. Su tutti Amaro, boss incontrastato che della Socia ‒ il fatiscente palazzone popolare traboccante di umanità putrida e disperata ‒ ha fatto il suo quartier generale per traffici illeciti che spaziano dalla prostituzione allo spaccio di morfina, dalla pedofilia al rapimento della figlia di un suo vecchio compare di affari sporchi nella Borsa nera, fino alle azioni squadriste agli ordini del corrotto prefetto Arpino. Tutto sembra non lasciare scampo, ma qualche germoglio in quel degradato palazzo che tutti fingono di non vedere e nella Bari ferita sembra riuscito comunque a germogliare. Come Anna, la puttana letterata che con il suo sapere e la sua dignità accudisce e cresce i due piccoli orfani Lorenzo e Francesco. Oppure come Luca, che attraverso le sue inchieste giornalistiche prova a scoperchiare il vaso di Pandora del capoluogo pugliese. O come il commissario Michele De Santis, stanco delle sopraffazioni e dei soprusi vessatori di Amaro. O come il fabbro Salvio, che nell’amore troverà la forza di sfidare l’insfidabile. Un noir durissimo questo secondo romanzo di Introna, che disegna un’umanità malata, cinica, avida, corrotta, dove pochi puri si salvano e che non lascia molta speranza di salvezza e redenzione. Un castigo di Dio che si abbatte sull’intera umanità che come lo stesso Introna ha dichiarato, è specchio fedele anche della realtà attuale, dove semmai pesa persino l’aggravante di non esserci nemmeno la guerra a dare quella effimera parvenza consolatoria di giustificazione. Un romanzo spietato e crudele, intriso di realismo e di alcune chicche che lo scrittore ha disseminato qua e la, inserendo personaggi reali o ispirati a persone realmente esistite, come l’omaggio a quel Lorenzo Varichina ben noto ai baresi over 40.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER