Cate, io

Cate io
Una mattina come tante altre: un tavolo, la colazione. Caterina e la sua famiglia, una famiglia anche questa come tante altre. Zaino in spalla e Caterina lascia dietro di sé tutta quella normalità. E smette di essere Caterina. Il suo strato abbondante di ciccia la nasconde e la protegge. Dalle compagne di classe (più colleghe che amiche), dalle domande, dalle richieste. Previene, così è sempre un passo avanti a tutti; la migliore della classe. Una interminabile mattinata a scansare presunti ostacoli e poi nuovamente a casa. Nuovamente Caterina. Fino alla successiva difficoltà, fino alla prossima etichetta; perché il mondo non è fatto per quelli come Caterina. Né per Gionata, né per Oscar, i suoi fratelli. Il cinema, l’ascensore, le poltrone delle sale d’attesa del medico, le scale a chiocciola, niente è a misura loro. Solo negozi XXXL e tanti sogni: il desiderio di un mondo fatto anche a misura di obesi. Ma poi c’è Anna, che la coinvolge suo malgrado, e Giacomo, diverso da lei eppure così tristemente uguale. E la nonna, a mezza strada tra un gendarme e un angelo custode, a vigilare sulla sua salute. Fisica e mentale. È lei che ha stabilito la cura: i libri. Perché una di quelle pagine le avrebbe parlato, avrebbe capito e si sarebbe salvata. E sempre lei l’aveva legata alla professoressa Mazzantini, al suo amore per la letteratura. La chiusura la porterà alla distruzione. Oppure alla rinascita…
Caterina entra ed esce da se stessa, esattamente come e quando entra ed esce da casa sua, dal suo nido, dalla sua protezione fatta di abitudini. Non si lascia amare, resiste. Anche a se stessa. Caterina è inzuppata di sé e non riesce ad assaporare la vita: “Sono talmente condizionata e guardinga che un pezzo di parola o di frase lo completo sempre con una pugnalata nel mio cuore”. Ma la svolta è dietro l’angolo: la deflagrazione è il momento dell’inversione di tendenza e la rinascita è “tenere aperta la porta”, non arroccarsi. Tutto si scioglie, anche la corazza. Perché noi siamo molto di più di ciò che decidiamo di essere. Narrato in prima persona, siamo dentro Caterina, anche noi avvolti dalla sua ciccia e dai suoi pensieri. Pungente, a tratti crudele, il racconto si sviluppa fino a mostrare il mondo esattamente per quello che è: meno crudele di quanto si aspetti. Un libro sulla crescita, una proposta di cambio di prospettiva, sui rapporti umani. Un libro sull’adolescenza e sulla diversità. Caterina è “autentica in un universo di fotocopie” che non le permette di essere se stessa fino in fondo, che le chiede di adeguarsi per essere accettata. Per essere amata. Il rifiuto e allo stesso tempo il desiderio di appartenere a quel mondo magro. Ma nessuno basta a se stesso e tutti, in un modo o nell’altro, dobbiamo fare i conti con l’altro. Cate, io, il primo romanzo di Matteo Cellini, è una delicata esplorazione nel mondo delle sensibilità adolescenziali e delle relazioni. Raffinato nello stile, commovente nella narrazione, profondo e leggero, con la sua prosa pulita, essenziale e frasi brevi (quasi smozzicate) il romanzo è farcito di citazioni che rendono la lettura ghiotta, godibile. Da finire… in un boccone.

Leggi l'intervista a Matteo Cellini

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