Caterina fu gettata

Caterina fu gettata
Tommaso è un artistoide inquieto e versatile (fin troppo) che si dedica a diverse attività culturali, tutte con scarso successo. Caterina, bellissima e piccina, lavora al Bar Dolce Far Nulla. Il loro pigrissimo gatto, Gnaca, ha delle strambe abitudini, non propriamente feline, come quella di non sentire i topi che grattano dietro le sottili pareti del salotto o come quella di dover essere aiutato a salire sul soppalco. In compenso, però, un orgoglioso brevetto medico lo definisce “gatto volante” per i grandi salti rocamboleschi che riesce a fare. Tutte e tre vivono in una minuscola casa di 20 mq condividendo ottimamente gli stretti spazi. Tommaso e Caterina si amano, ma la divisione dei noiosi compiti domestici rischia di minare la loro armonia. Dopo aver sentito dei lamenti sulla sua persona dichiarati da Caterina in sonno, Tommaso  decide di riacquistare credibilità e stima nei confronti della sua innamorata. Un bel giorno si arma di pazienza e tenerezza e si dedica anima e corpo alle faccende domestiche: raschiare padelle incrostate, rassettare le stanze e, soprattutto, buttare quei dannati ed enormi sacchi di stracci vecchi che da mesi giacciono sul soppalco del loro minuscolo appartamento. Caterina intanto, stanca morta, dorme. Almeno così crede Tommaso…  
Protagonista di questa storia è una normale quanto surreale coppia di innamorati. Per non parlare del gatto che chissà da dove viene. Il racconto si apre e procede con ordinarie descrizioni della vita della coppia – il loro incontro, la loro abitazione, la loro quotidianità – condite da furbesca ironia ed abbellite da sagaci e (bonariamente) ciniche note a margine del redattore, del lettore o del detrattore che danno un tocco di bizzarria al racconto, inducendo ad una riflessione giocosa, ma non banale, sulla lettura del lettore e strappando anche qualche risata. Leggendo le poco più di cento pagine si ha l'impressione di trovarsi a tu per tu con lo scrittore che è seduto lì al centro del palco circense per presentare i suoi protagonisti e raccontarci la loro improbabile storia e le loro stravaganze, alternando pensieri esilaranti e momenti comici. Non è facile restare seri dinnanzi ad un tale girotondo di situazioni surreali, non restare sconcertati dalla piega che prende il racconto e dai personaggi, anche secondari, così strampalati e irreali da sembrare alieni. Carlo Sperduti, già autore di racconti e di un'antologia dedicata ai paradossi, procede con una scrittura schietta, onirica, variopinta che ricorda, di riflesso, la penna vivace di Pennac o quella tragicomica di Benni e incatena il lettore al filo della storia che procede con leggerezza e disinvoltura dall'incontro dei protagonisti al loro innamoramento, dalla loro quotidianità fino al pazzesco incidente dell'amata Caterina gettata nella spazzatura.

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