Caterina la Grande

Caterina la Grande
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Si chiamava Sofia, ed era nata in terra germanica da una famiglia di nobile lignaggio ma con pochi soldi per garantirle un avvenire all’altezza delle sue ambizioni. Eppure presto rovesciò l’infelice suo destino di consorte di un erede al trono immaturo e disamorato diventando Caterina II la Grande, zarina di tutte le Russie e raffinata mente politica. Una parabola ascendente che prende il via in seno a una famiglia luterana povera d’affetti – eccezion fatta per il padre di Sofia, che seppe dimostrarle qualche tenerezza –, e poi proietta la tredicenne figlia dell’ambiziosa principessa di Holstein-Gottorp alla sfavillante corte (almeno in apparenza) della Zarina Elisabetta, la figlia di Pietro il Grande. Qui vive il suo promesso sposo, l’acerbo, bruttino e irrispettoso Pietro III, futuro imperatore e nipote di Elisabetta, che non ha avuto figli nonostante le numerose relazioni. Riuscirà la giovane fanciulla tedesca a guadagnarsi la fiducia del fidanzato e le simpatie dell’irascibile imperatrice? O piuttosto l’attendono angherie, complotti di corte e macchinazioni tali da metterne in pericolo la vita e la reputazione?

Agiografia di una donna tutt’altro che santa vissuta in un’epoca turbolenta e crudele come il Settecento, ma dimostratasi capace – con l’astuzia e un’intelligenza alimentata da studi disciplinati e interessi eclettici –, di riscattare un’esistenza grama e una reputazione da mangiauomini. È vero: Caterina ebbe molti amanti, tra questi Stanislao Poniatowsky, Grigorij Orlov, il generale Potëmkin, e certamente non amò suo marito e complottò per la sua uccisione seppure non prese parte direttamente alla congiura, ma questi appaiono quasi peccati veniali se giustificati dall’ambiente ostile in cui si ritrovò a vivere appena adolescente, con una madre che mai le aveva mostrato affetto e poi un’imperatrice bisbetica e umorale come tutrice. Quello di Zoé Oldenbourg – nata russa ma cresciuta in Francia dove si è laureata alla Sorbona –, non è un ritratto indulgente e neppure una condanna morale, quanto piuttosto un’attenta analisi, ricca di dettagli biografici poco noti. La Oldenburg, storica e romanziera a cui tra l’altro dobbiamo La pietra angolare (1953), pubblica questo saggio su Caterina nel 1968 e ci restituisce l’immagine inedita e completa di una donna fuori dal comune: ammirata, odiata, venerata e da alcuni poi rimpianta. Colei che seppe guadagnarsi l’ammirazione di Voltaire quale “Semiramide del Nord” ha oggi con merito un posto nella storia con la S maiuscola. Niente male per la principessina dai panni tristi, arrivata dalla remota Pomerania con neppure un paio di lenzuola!



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