Cati

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Cati ha tredici anni e adora la sua mamma, che ha il corpo pieno di tatuaggi, fa la barista e ascolta Janis Joplin e i Ramones. La mamma ha un sacco di fidanzati, sempre sbagliati e cattivi, e ci sono giorni in cui non vuole saperne di alzarsi dal letto, non vuole parlare con nessuno, nemmeno con lei. Quando la sua mamma muore in un incidente, Cati è molto triste. Va a vivere con il papà, che prima di allora ha visto solo una volta e che abita con Titti, fissata con la moda e il pilates. Cati non ci sta, la sua vita non le piace, e allora comincia a fare del male agli oggetti, alle persone, a se stessa. Comincia a mangiare finché si sente scoppiare. Una sera, scendendo in cantina, incontra un’anziana senzatetto, Seraphine: sulle prime è spaventata, ma comprende subito che la donna è innocua, e che anzi sembra conoscerla bene, e sembra volerla aiutare nella sua difficoltà. Qualche tempo dopo, Cati è ricoverata in un posto pieno di ragazze “difficili” come lei, costrette a prendere medicine che non vogliono, o nei casi peggiori legate a letto senza poter vedere nessuno. Le altre giovani pazienti riconoscono in lei la predestinata che potrà salvarle. Una notte Cati riesce a fuggire e nel mezzo di un bosco, nascosta in una tana, incontra nuovamente Seraphine…

Una favola, sì. Ne ha tutti i requisiti: una giovane eroina in difficoltà, la cui mamma è morta prematuramente e il cui papà sposa la donna sbagliata; una fata madrina, più anziana e straordinariamente buona, pronta ad aiutarla; manca solo il principe azzurro, ma Cati ha solo tredici anni, e ai giorni nostri l’età delle eroine conta. Chissà quanti anni avevano, Biancaneve o la Bella Addormentata, ma questa è un’altra storia. Cati è il momento che noi donne abbiamo tutte vissuto, il sottile filo tra l’età bambina e quella adulta, Cati non parla d’amore né di mestruazioni, ma nemmeno di giocattoli e cartoni animati. Cati è una favola di potere, così scrive il sottotitolo: Rossana Campo inserisce infatti molti elementi che il femminismo millennial ha oggi riportato di moda, con le Storie della buonanotte per bambine ribelli e la riscoperta di Donne che corrono coi lupi, ma ancora di più con gli antichi culti della Dea che molte religioni moderne hanno preso e fatto proprie. Uno spunto interessante, quest’ultimo, anche per chi non dovesse apprezzare fino in fondo la trama del romanzo: Cati è un buonissimo pretesto per andare a riscoprire la storia del potere delle donne, quel potere che la giovane protagonista impara attraverso la magia, ma che noi – qualunque sia il nostro genere – possiamo rendere un interessante e piacevole oggetto di studio.



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