Cavaliere di grazia

Cavaliere di grazia
"Post mortem nihil est ipsaque mors nihil". 1522. Dopo un'avventurosa traversata su un piccolo peschereccio, Andrea di Monforte e il suo cavallo sbarcano sull'isola di Rodi. Sono passati vent'anni da quando il valoroso cavaliere è stato espulso dall'Ordine di San Giovanni per aver avuto una relazione con una ragazza ebrea. Da quei giorni di vergogna e sofferenza sono cambiate tante cose: Andrea è diventato un uomo di fiducia della corona di Spagna, e re Carlo V lo ha inviato alla corte di Solimano il Magnifico per una missione diplomatica che ha confermato le mire islamiche su Rodi, avamposto di grande importanza strategica e simbolica. Andrea di Monforte ha deciso di morire per gli ideali cavallereschi che in cuor suo non ha mai abbandonato, e quindi di tornare a Rodi per difenderla dall'assalto delle truppe di Solimano, una causa che Andrea sa persa in partenza vista la disparità delle forze in campo. I suoi vecchi compagni e accusatori sono ormai invecchiati, logori e pieni di rimpianti, e aspettano solo la fine. Una nuova era è alle porte, e i fucili stanno prendendo il posto delle spade. Tra rancori e nobiltà, i cavalieri si preparano al sanguinoso assedio delle truppe musulmane...
Quali sono gli ingredienti che fanno di una storia ambientata nel passato un grande romanzo storico? L'accuratezza dell'ambientazione, certo, lo spessore dei personaggi, il gusto per l'avventura, un plot appassionante, la capacità di emozionare. Cosa dire allora di un libro nel quale tutti questi ingredienti sono presenti in dosi massicce, tenuti insieme da una abilità tecnica davvero non comune, che si traduce in una scrittura fine e densa di malinconia? Che si tratta non di un grande, ma di un grandissimo romanzo storico, al livello dei classici del genere. Un gioiello da recuperare, davvero.

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