Cento motivi per essere di sinistra

Cento motivi per essere di sinistra

Cento motivi, cento brevi capitoli. Un color code: nero per la destra, rosso per la sinistra. Si spazia da temi eminentemente politici a ambiti più ‟filosofici”, da tematiche irrazionali alle forme di organizzazione, dando a ognuno la valenza e il significato che destra e sinistra attribuiscono loro affermando , come da titolo, che il pensiero rosso è il più valido. Già dalla nascita (1. La nascita) le due strade divergono e diventano parallele poiché “il pensiero che d’ora in avanti definiremo nero considera che quell’istante di magia non esista, che cioè ogni individuo possa essere quello che è destinato ad essere… chi nasce – ancor prima di nascere – nasce figlio di qualcosa o di qualcuno e il suo destino è essere quel qualcosa o quel qualcuno”; mentre “la libertà di percorso è invece tipica di quel pensiero che d’ora in avanti definiremo rosso”. Nel punto 6 (La famiglia) si legge che la famiglia “per il pensiero nero insieme alla patria e alla religione è lo scrigno in cui si conservano e si proteggono le regole del vivere sociale. Dunque (…) è assolutamente secondario che nasca dall’amore… Per il pensiero rosso invece la famiglia è un luogo di relazioni che devono nascere da un rapporto d’amore… Non è un fondamento morale della società, ma soltanto la prima e più semplice forma di organizzazione”. E così via per scuola, razza, parlamento, governo, guerra, pace, controllo, fino ad arrivare ai cento motivi per cui il nero è sempre negativo e il rosso invece no. Si leggerà almeno una via di mezzo?

Siamo di fronte alla Guida Michelin dei cento goal più belli della sinistra. Ora, cosa aveva in mente di scrivere esattamente il nostro Gérard Thomas che dalla ondulata Svizzera (dove è nato nel 1966) si è trasferito a fare l’apicoltore alle Isole Vergini? Voleva scrivere un breviario sguaiatamente fazioso, non solo per il titolo, ma soprattutto perché ha omesso alcune “cosette” che anche la sinistra ha combinato, stravolgendo completamente la Storia? Allora c’è riuscito. Ha voluto scrivere un libro onesto dove si mettono sulla bilancia fatti e misfatti della destra e della sinistra, arrivando sinceramente alla conclusione che l’ago del giusto va verso sinistra? Mi spiace, il tonfo è imbarazzante. Questo libro Lego si può facilmente smontare. Prendiamo il punto 35 (La Razza). Si parte dalla Shoah per definire l’aberrante sistema di annientamento di una “razza” e si prosegue con lo sterminio dei nativi americani e lo schiavismo. Tutto ovviamente di derivazione destroide. E le Foibe? L’epurazione di Tito (comunista, rosso) nei confronti degli italiani? Non erano accomunati dalla stessa “razza” gli uomini e le donne legati gli uni agli altri col filo spinato e scaraventati nelle crepe del Carso? Pareggio. Tra le numerose letture di parte che omettono la parola sinistra quando si tratta di azioni reprobe e che negano (cosa assai grave) la veridicità storica, cito la parte che si riferisce alla guerra (punto 8), esattamente dove Thomas scrive che “Nel nero si subisce il fascino della guerra, della sfida, del terrore, della forza”. Condivido. Ma se poi leggo “Il pensiero rosso è invece intrinsecamente pacifista e concepisce la guerra e l’uso delle armi soltanto per difendere la libertà dalle dittature e dai fascismi” non ci sto. Non ci sto perché pensando all’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979, dove esisteva una repubblica democratica seppur traballante e dove al potere erano due fazioni, una filosovietica e una filocinese, la versione pacifista della sinistra come da definizione dell’autore frana miseramente. Non c’era pericolo di dittatura, l’Unione Sovietica aveva semplicemente necessità di eliminare la concorrenza cinese. Uno a zero. Nemmeno la speranza (punto 85) sfugge alla classificazione politica. Obama e Macron hanno vinto inaspettatamente le loro rispettive elezioni perché hanno saputo creare nel brodo elettorale un senso di speranza, di sogno e cito “Non è qui rilevante discutere sulle modalità e la sincerità delle loro proposte politiche” (Macchiavelli docet). Anche la speranza è di sinistra! Peccato che la nostra recente esperienza nazionale abbia dimostrato come anche la destra sappia creare sogni e cavalcare speranze (“Prima gli italiani”, “Chiudiamo i porti”, “Meno tasse”) per vincere. L’unica nota di valore del libro risiede nel tentativo di dimostrare che anche nel nostro periodo storico di morte delle ideologie è ancora possibile invece raccoglierne qualche frammento. Non a scapito della verità, aggiungo.



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