Centuria

Centuria
L'uomo che sta scrivendo la lettera è lievemente alticcio. Se continuerà a scrivere, dovrà decidere se farlo in modo innocente da ubriaco, oppure cauto come chi sa di esserlo... Il signore dai costumi decorosi incontra dopo molti mesi la donna che ama, non la bacia, vomita: ha sperimentato la tossicità dell'amore, l'ha condivisa con l'amata, e ora non può più tornare indietro... Il signore meticoloso ha fissato tre appuntamenti, uno con la donna che ama, l'altro con la donna che potrebbe amare, e l'ultimo con un amico. Come è ovvio i tre si odiano a vicenda... Sono le dieci del mattino e il signore dall'umore malinconico ha appena provato l'esistenza di Dio. Chiude il quaderno, esce per una passeggiata, e già qualche passaggio sfugge alla sua logica... Quel tale non è certo un assassino, eppure è stato incriminato per aver ucciso un suo socio in affari, per una certa truffa a suo danno... Non c'è nessuna prova, eppure il signore vestito di scuro sa di essere inseguito. Forse potrebbe cambiar la situazione voltandosi di scatto... In questa fermata del treno capita spesso che chi aspetta muoia nell'attesa...
Lettore, volta una carta ancora. Sembra di vederlo, Giorgio Manganelli, scrivere i suoi cento racconti tutti perfettamente identici in lunghezza: una pagina ciascuno, su fogli un po' più grandi del comune. L'idea è proprio quella di piegare il racconto e comprimerlo in quello spazio dato. Universo senza tempo né spazio. Centuria ci mostra un mondo talvolta verosimile, talvolta surreale. Abitato da signori comuni in abiti eleganti, cavalieri e basilischi occhialuti. Un mondo in cui coesistono bambini a forma di sfera, fate distratte, fantasmi che soffrono la solitudine. Innamorati e regine. Assassini e martiri che perdono la testa. Perfino un guardiano dei gabinetti pubblici e il Capitano di un vascello fantasma. Manganelli si diverte a indicarceli a uno a uno. Per ciascuno di loro c'è una storia, uno spaccato brevissimo di esistenza. Come dice l'autore stesso in un'intervista sull'"Avanti!" del 1979, pochi mesi dopo la pubblicazione del libro per la casa editrice Rizzoli, i suoi divertissement disegnano “se non una trama, certamente un ritmo”. Il ritmo vorticoso del sogno, che apprezzeranno particolarmente gli amanti del non-sense, della prosa raffinata, della scrittura che plasma senso e insieme musica, perché leggere i racconti fiume a voce alta, ve lo assicuro, dà un effetto che non si dimentica. La prefazione dell'edizione Adelphi è la traduzione italiana di quella di Calvino (suo amico e profondo ammiratore) scritta per l'editore francese W, che per primo pubblicò oltralpe questo capolavoro nel 1985.

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