In cerca di Alice

In cerca di Alice
In fondo si è trattato solo di una bella botta in testa, dopo una caduta in palestra. Certo, Alice ha vomitato sulle scarpe del medico dell’ambulanza, è rimasta una notte in osservazione in ospedale, ma poi l’hanno rimandata a casa dopo essersi accertati che tutto fosse a posto. Tuttavia Alice non capisce proprio perché tutti dicono che non è vero che lei stia aspettando un bambino, né perché sua sorella Elisabeth le sembri così strana e distante,  perché Nick, suo marito, al telefono la aggredisca e perché continuino a parlare dei suoi tre – tre?!- figli e della  imminente festa per festeggiare i suoi quarant’anni. Lei di anni ne ha ventinove, è felice e aspetta il suo primo bimbo, che chiamano affettuosamente Sultanina! Ma quando si guarda allo specchio prima di uscire dall’ospedale non è se stessa che vede riflessa; o meglio, è lei ma è più magra, ha uno sguardo più duro, un portamento più rigido ed elegante, un viso più affilato e delle piccole rughe agli angoli della bocca e intorno agli occhi. Sarà mica vera la cosa che cercano di farle comprendere, ovvero che lei di anni ne ha trentanove, non è incinta e di figli ne ha ben tre, che ha una vita impegnatissima  tra mille attività con i genitori dei compagni di scuola dei ragazzi e che, soprattutto, sta divorziando in maniera nient’affatto amichevole da Nick? I brevi flash che la memoria olfattiva a tratti le restituisce o le sensazioni sgradevoli di disagio che immagini sfuggevoli le suggeriscono non l’aiutano quasi per nulla. Ad Alice tocca ricostruire pian piano dieci anni di vita e soprattutto un presente che non capisce e che non è sicura le piaccia. Ma è tutto così difficile, soprattutto perché non capisce le dinamiche affettive nelle quali si ritrova suo malgrado e non sa proprio cosa farne di tutto quell’amore, così forte e profondo, che sente di provare per il suo, quasi, ormai ex marito. Alice ritroverà la memoria? Capirà chi è la misteriosa Gina che incombe su ogni ricordo? E riuscirà a riprendere la sua vita da dove s’è interrotta prima di quella maledetta – o benedetta?- botta in testa?...
Liane Moriarty, dopo aver lavorato in pubblicità, dopo quattro romanzi e una serie di libri per bambini, con In cerca di Alice - uscito in Australia nel 2009 - ha riscosso un grande successo  grazie soprattutto al passaparola; dopo essere stato tradotto in ben dieci paesi, nel 2011 è stato selezionato dal Publishers  Weekly come libro rivelazione e presto avrà anche una versione cinematografica. L’apprezzamento del pubblico femminile è pienamente giustificato dal fatto che si tratta di una lettura leggera, accattivante, divertente e romantica. Tuttavia, ciò che davvero suscita curiosità ed interesse è il tema della perdita di memoria come occasione per rimettere in discussione ciò che si è diventati, nostro malgrado, cambiati dagli eventi, dalle situazioni, dalla vita insomma. Ovvero: se avessimo davvero la possibilità di guardarci come siamo, con gli occhi di chi eravamo dieci anni fa, di certo meno provati dalle esperienze e più forti di speranze e di illusioni, cosa faremmo? Ritroveremmo la leggerezza, l’entusiasmo e il coraggio smarriti per strada per rimetterci in gioco? E come ci si sente quando si perdono i ricordi, tutti i ricordi, belli e brutti, che comunque ci hanno resi quel che siamo? Ecco, in questa trama semplice, incentrata sull’importanza dei sentimenti, dall’amicizia all’amore, quello che “è per sempre”, si incastonano le vicende, ma soprattutto i pensieri, della protagonista, per la verità a tratti un po’ troppo svampita e stralunata, per ben 400 pagine che, tutto sommato, potevano essere meno: forse superflui, benché a tratti divertenti, risultano infatti i siparietti che intervallano la narrazione, costituiti dal diario psicanalitico di Elisabeth che cerca di venire a patti con la sua mancata maternità e dal blog della nonna ultraottantenne di Alice. Tuttavia, lo stile fresco e agile fa, in conclusione, di questo romanzo una lettura senza impegno che  può aiutare a trascorrere piacevolmente una fredda e piovosa domenica invernale in casa, al calduccio, con una bella cioccolata fumante. Allora perché no?

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