Cesare - Il grande giocatore

68 avanti Cristo. Caio Giulio Cesare sta piangendo ai piedi della statua di Alessandro il grande che domina il foro della rocciosa Gades (l’odierna Cadice, in Spagna). Ai suoi accompagnatori, perplessi da tanta commozione, spiega: “Non vi pare causa degna di dolore che alla mia età Alessandro già regnasse su tanti popoli, mentre io non abbia ancora compiuto nulla di glorioso?”. A 32 anni Cesare è uno dei 20 questori annuali della Repubblica, soltanto il primo grado del “cursus honorum”, e percorre le province Betica e Lusitania amministrando la giustizia: troppo poco per l’ambizione del patrizio romano. Tornato a Roma, coglie l’occasione per mettersi in mostra con i funerali della zia paterna Giulia, vedova di Mario, “il grande nemico dell’oligarchia”. Organizza un fastoso corteo funebre con addirittura una statua di Mario, una vera e propria sfida perché il generale, dopo la fine della guerra civile e il dominio di Silla, è tuttora definito nemico della Patria. Durante la seguitissima “laudatio funebris” Cesare si definisce discendente di Venere e rivendica un fato glorioso per sé, attirando l’attenzione delle masse non solo per la sua proverbiale eleganza un po’ effemminata…

Antonio Spinosa è stato soprattutto un ottimo giornalista: tra gli anni ’60 e ’90 è inviato speciale del “Corriere della Sera” e de “Il Giornale”, direttore del “Nuovo Roma”, dell'Agenzia Giornalistica Italia, de “La Gazzetta del Mezzogiorno” e di Videosapere RAI e per lungo tempo all’ANSA come cronista parlamentare. Parallelamente, ha fatto della biografia storica un’arte proficua e ha raccontato negli anni a un pubblico di lettori sempre crescente le vite di personaggi quali Adolf Hitler, Benito Mussolini, Paolina Bonaparte. Disse una volta: “Mi sarebbe piaciuto scrivere un romanzo. Ne ho cominciati diversi ma, arrivato più o meno alla ventesima pagina, ho sempre lasciato perdere. In seguito ho trovato la formula di scrittura che mi è più congeniale: raccontare la storia. Infatti, non mi sento né uno storico né un romanziere, ma un narratore di storia”. Una definizione precisa e tutto sommato onesta. È del 1986 questa biografia di Caio Giulio Cesare, certo avvincente e ben scritta ma “d’altri tempi”, troppo costruita sull’aneddotica e soprattutto del tutto schiacciata sulle fonti classiche. Si citano acriticamente brani di storici antichi dandoli per buoni (anche, per dire, quando parlano dei soliti “prodigi celesti” o funesti presagi che “si dice” si siano verificati in corrispondenza di grandi eventi, una roba davvero dura da mandare giù per un lettore dotato di minimo senso critico) e quindi il lavoro di Spinosa alla fine altro non è che la “messa in prosa” - una prosa piacevole e precisa, questo sì, ma nulla più - e l’attualizzazione di testi già noti, senza approfondimenti o lavoro storiografico. Una lettura perfetta e godibilissima per chi ama confondere la leggenda con la storia o per avvicinare gli adolescenti alla passione per la Storia, ma frustrante per tutti gli altri.



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