Che cosa è il cinema

Che cosa è il cinema

Quando Toni Servillo parla di comico fa riferimento a una tradizione alta, per esempio Molière che, un po’ perché balbuziente, un po’ perché bistrattato dall’ambiente, era una sorta di Totò francese. Per Verdone, invece, che confessa di avvertire un po’ di stanchezza negli ultimi tempi nel ricoprire il triplice ruolo di regista, sceneggiatore e attore, comicità e tragicità vanno sempre in un certo senso a braccetto, e prende come esempio Un sacco bello. Sean Connery, invece, rivela di avere inizialmente accettato la proposta di scrivere la sua autobiografia salvo poi tirarsi indietro quando ha scoperto che c’erano già in circolazione dieci libri sull’argomento e lui non ne aveva letto nemmeno uno. Meryl Streep ricorda invece con affetto Joseph Papp, il primo che l’ha incoraggiata, parla della sua amicizia con Robert De Niro e sostiene di non rendersi conto di come abbia fatto a girare quasi in contemporanea, mentre la sera era a teatro La bisbetica domata, Kramer contro Kramer e Manhattan: a suo dire si è dedicata molto meno ai film che a Shakespeare in quel periodo, tanto che tutte le sue pose della pellicola di Allen furono condensate in tre giorni, e il caro Woody la rimproverò anche, dicendole: “Non puoi pronunciare la battuta così come l’ho scritta?”. Al Pacino confessa di non aver visto Profumo di donna con Vittorio Gassman, perché altrimenti avrebbe finito per imitarlo, mentre per David Lynch la bellezza del cinema sta nel fatto che suono e immagine si muovano insieme…

Mario Sesti, tra i curatori e gli ideatori della festa del cinema di Roma, di cui la prossima sarà ormai l’undicesima edizione, raccoglie in un volume interviste, incontri e conversazioni con i più grandi del cinema italiano e mondiale: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sean Connery, Meryl streep, Al Pacino, Valeria Golino, David Cronenberg, David Lynch, Terrence Malick, Arthur Penn, Emir Kusturica, Wim Wenders, Olivier Assayas, Giuseppe Tornatore e Nicolas Winding Refn. Ognuno di loro, dal suo punto di vista, racconta cosa sia la settima arte, e non solo: una grande rappresentazione della vita e dei sentimenti ma al tempo stesso un sogno, qualcosa di immateriale, di superfluo eppure di indispensabile, perché è una delle molteplici espressioni della bellezza del mondo. Inoltre il cinema è una esperienza collettiva, che accomuna tutti, ognuno con la sua sensibilità, e che costituisce un rito già nel momento della proiezione, che avviene in luogo pubblico, con persone che non si conoscono – almeno, non tutte – che si ritrovano l’una accanto all’altra e condividono la visione di una stessa sequenza di immagini. Le reazioni possono essere diverse, in base ai gusti e non solo, ma le dinamiche sono le medesime: solo al cinema capita di vedere un essere umano di cui anche solo un occhio o un braccio possono essere molto più grandi di una persona intera nella vita vera. Il libro di Sesti è un’antologia chiara, scritta con passione, interessante e originale.



 

 

 
 
 
 

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