Che Dio ci perdoni

Che Dio ci perdoni

Il giorno del Ringraziamento è la festività americana che ogni anno dà il via al periodo dei pranzi in famiglia, dei regali e dello stare insieme. Per Harold Silver è il momento in cui suo fratello George, il ricco uomo di successo della televisione nazionale, quello con una bellissima famiglia, una splendida casa e amicizie importanti, fa saltare in aria la realtà che tanti gli invidiano. Il suo temperamento burrascoso è sempre stato diverso da quello del quieto Harold, che ‒ innamorato della figura storica di Nixon ‒ fa il professore e porta avanti le sue ricerche senza volere troppo dalla vita, tenendo costantemente nel cassetto un libro che l’editore forse non vedrà mai. Ma c’è una cosa che George non può perdonargli: quella tresca con la moglie scoperta nel giorno in cui l’America intera ringrazia gli avi generosi. E preso da un impeto di rabbia irrefrenabile, una notte, quando i due amanti sono insieme nel letto, uccide a sangue freddo la donna con cui fino a qualche giorno prima ha condiviso una vita di apparenze e lusso. Quell’evento cambierà totalmente l’esistenza di Harold, che deve imparare a diventare il fratello di un assassino agli occhi del mondo, il tutore legale dei nipoti che si ritrovano improvvisamente orfani di madre e figli di un ergastolano, l’abitante di una casa che non gli appartiene, ma che piano, piano sembra il luogo giusto in cui vivere. Quando viene licenziato dalla sua università per il poco interesse che la sua materia possiede agli occhi degli studenti, capisce che Nixon non può essere più il rifugio dalle responsabilità che, suo malgrado, gli piombano addosso senza preavviso. Tocca a lui ora pensare al mondo, ovvero a due nipoti, al cane, al gatto, alla casa, all’avvocato del fratello, all’orfano delle vittime di un incidente causato dal fratello, ad una sconosciuta incontrata al centro commerciale e ai suoi genitori, alla donna della chat, ai proprietari del ristorante cinese, agli eredi di Nixon…

I lettori degli ultimi libri di Amy Michael Homes sanno benissimo che i suoi romanzi contengono un catalogo infinito di storie. Se questo, ad esempio, diventasse una serie televisiva, potrebbe tranquillamente arrivare alla quinta stagione, senza troppe aggiunte da parte di bravi sceneggiatori hollywoodiani. Che Dio ci perdoni è una valanga narrativa, che stupisce, fa riflettere e riesce anche a divertire. Perché se c’è una cosa in cui la Homes è brava è nel riuscire a raccontare vicende tragiche con un’ironia che a volte lascia quasi stupiti. In questo romanzo troviamo tutto: assassini, incidenti stradali, separazioni, incontri extraconiugali, pedofilia, disturbo post-traumatico da stress, ragazze scomparse, infortuni vari e colpi di scena. È difficile dire se l’autrice avrebbe potuto eliminare qualcosa; tutto fa parte di un cammino verso una redenzione che altrimenti non sarebbe avvenuta. L’avvicinamento ai figli di George lo rende un uomo migliore, anche se per compiacerli si trova ad accettare quasi passivamente ogni loro richiesta, persino di organizzare il bar mitzvah di Nate, il maggiore, in Sudafrica nel villaggio che prende il suo nome, Nateville appunto. A differenza del fratello, Harold è un contenitore di tutto quello che la vita decide di gettarvi. Una quasi sconosciuta gli affida i propri genitori malati di demenza senile e lui va nel solito centro commerciale ad acquistare ogni cosa per farli stare bene. La sua serenità mentale passa per una normalità apparente che lo convince fino in fondo. Per il pubblico italiano, forse la parte dedicata a Nixon ha poco interesse, ma questa figura storia americana molto scomoda è indispensabile perché fornisce una delle tante chiavi di lettura del protagonista.



 

 

 

 
 
 
 

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