Che il velo sia da sposa!

Che il velo sia da sposa!
Qual è la funzione della donna nella società egiziana contemporanea? Sposarsi e procreare. A questo destino non si sottrae Bride, una farmacista trentenne alla disperata ricerca di un marito. Superare la fatidica soglia del trentesimo anno di età da single significa entrare nella odiata categoria della zitella, che equivale ad essere etichettata come “la fanciulla che ha perso il treno”, ovvero una nullità. Ed è quello che Bride vuole assolutamente evitare. Dopo aver tentato di risolvere senza successo la pratica matrimonio attraverso i canali più tradizionali e ovvi, l’università, l’ambiente di lavoro, le conoscenze delle amiche, alla ragazza non resta che accettare le periodiche visite in casa, al cospetto dei genitori, di potenziali “buoni partiti”. A sollecitarla su questa strada sono i soliti e inopportuni impiccioni, la zia Ficcanaso, l’amico di papà zio Disco, la vicina Umm Mahrus. Sono quelli che credono di saperla lunga in materia d’amore, finendo però di combinare solo dei guai. Grazie a loro la malcapitata ragazza vive una serie di esperienze tragicomiche con pretendenti assurdi, maniacali e meschini. Ne esce un’impietosa galleria di ritratti maschili: dal supertifoso di calcio al poliziotto tutto d’un pezzo, dal fanatico religioso al falso dottore, per finire al bello del quartiere che deve accasarsi per far contenta la madre, nonostante abbia già una moglie a Londra. Bride si arrovella se abbia senso cercare a tutti i costi di accalappiare un marito, lei è intelligente, colta, brillante, non le manca nulla. Ma poi le giunge la notizia che la sua migliore amica Noha si è fidanzata…
Che il velo sia da sposa! nasce dallo straordinario successo del blog Voglio sposarmi, creato dall’autrice per raccontare il “vortice” di proposte di fidanzamento, di offerte di matrimonio, di presentazioni di potenziali mariti, che l’aveva travolta all’indomani della laurea in farmacia. Il blog è diventato poi un bestseller, tanto che in Egitto è ormai giunto alla settima edizione, mentre sta per essere tradotto in diversi altri paesi. Dietro uno stile ironico e umoristico, che strappa il riso, Ghada Abdel Aal affronta due argomenti spinosi e di stretta attualità del mondo arabo (e non solo): la condizione femminile e il maschilismo imperante. Si chiede perché mai la donna deve sottostare a uomini che hanno l’unico merito di portare a casa uno stipendio, ma che per il resto non fanno nulla, se non sperperare soldi nei caffè o tiranneggiare di continuo le proprie consorti. Soprattutto attacca l’istituzione non scritta, ma accettata, del matrimonio combinato o da “salotto”, rivendicando la libertà delle donne nel cercare il compagno che desiderano. È un voler sottolineare il grado di emancipazione raggiunto dalle ultime generazioni di egiziane, che lavorano, sono indipendenti, non hanno più bisogno di uomini vuoti e incapaci. È anche negare la presunta superiorità genetica del maschio, ridotto ad una macchietta piena di pregiudizi sociali. Il tutto attraverso una scrittura veloce, arguta ed accattivante.

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