Che paese, l’America!

Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Irlanda, fine anni Trenta. Frank è solo un bambino, ma sogna in continuazione di entrare nel porto di New York a bordo di una nave e di contemplare giganteschi grattacieli. E ogni volta che racconta questo sogno, i fratelli gli invidiano la notte passata in America, tanto che dopo un po’ cominciano a raccontare – mentendo spudoratamente – di aver fatto anche loro lo stesso sogno, per mettersi in mostra con la madre. Frank si arrabbia moltissimo, il fratello più grande è lui, il sogno è suo e guai a chi glielo tocca. Loro ribattono che non ha il diritto di tenere tutto per sé un sogno così bello, che tutti possono sognare l’America. Disperato, si rivolge alla madre, che lo liquida con un secco: “Per amor di Dio, pigliati il tè e vai a scuola”. Frank ripensa a quel sogno quando nel 1949 salpa a bordo del piroscafo “La quercia d’Irlanda”, diretto a New York. Diretto a New York in teoria, perché dopo due giorni di viaggio il capitano informa tutti che invece la nave andrà a Montreal, in Canada. Poi dopo altri due giorni cambia idea e dice che andranno a New York, poi dopo altri due giorni ancora si sa la destinazione definitiva: Albany, che sta sempre sul fiume Hudson ma più a nord. Frank è un adolescente con la faccia brufolosa, gli occhi infiammati e i denti marci. Fantastica continuamente sugli americani, li immagina tutti belli come divi del cinema, con abbronzature favolose e denti bianchissimi, non come le anziane di Limerick che chiacchierano sugli scalini di casa avvolte in uno scialle. Eppure, circondato dall’oceano, sente già acuto il morso di una inspiegabile nostalgia (“Ma santo Dio, che mi prende, che già sento la nostalgia di Limerick, città di grigie miserie in cui sognavo di fuggire a New York?”). A bordo de “La quercia d’Irlanda” Frank viene “rimorchiato” da un prete, che passa ore e ore a parlare con lui, pare averlo preso a cuore. I giorni passano tra i consigli di vita del prete, la difficoltosa lettura di una copia di Delitto e castigo trovata nella piccola biblioteca della nave e qualche sporadica chiacchierata con un certo Owen, un marinaio con i capelli bianchi che – Frank viene a sapere – in realtà è un ex ufficiale del piroscafo “Queen Elizabeth” degradato perché sorpreso “nella cabina di una passeggera di prima classe a fare certe cose che erano motivo di confessione”. Albany appare intanto all’orizzonte. Il prete dice a Frank che se non ha nessuno che lo viene a prendere allo sbarco potrà andare a New York in treno con lui. Frank, ingenuamente, accetta…

Dopo il suo esordio di grandissimo successo coronato dal Premio Pulitzer nel 1997 e da una prestigiosa riduzione cinematografica firmata da Alan Parker, l’autobiografico Le ceneri di Angela, per il già anziano Frank McCourt il futuro da scrittore si presentava pieno di dubbi e incertezze. Sfruttare il vento favorevole e darsi alla fiction? Chiuderla lì e accontentarsi delle royalties milionarie? Oppure cercare una strada personale, magari un po’ angusta ma che potesse riconoscere come propria e familiare? McCourt scelse quest’ultima opzione, scrivendo il secondo capitolo della trilogia di memoir che costituisce la sua intera opera letteraria. Che paese, l’America! (titolo originale ’Tis, una contrazione di “It is”) inizia dove finiva Le ceneri di Angela, con lo sbarco di Frank sul suolo americano, e racconta circa vent’anni di lavoro, incontri, amori, crescita, nascite e morti: una vita intera racchiusa in meno di 500 pagine, fitte di aneddoti divertenti o tristi (in uno di questi scopriamo il significato del titolo del libro precedente) e scritte con un tono arguto e malinconico al tempo stesso che ricorda molto un racconto orale. Il ragazzo ingenuo e grezzo dei primi capitoli forgia/riscatta se stesso con il lavoro e lo studio. È il consiglio del proprietario di un bar irlandese a cambiare la vita di McCourt per sempre: lo sprona a leggere e studiare, lo caccia a pedate dal bar perché non sa chi è Samuel Johnson, lo spedisce alla New York Public Library a documentarsi. Questo trasforma un povero immigrato apparentemente destinato a passare la vita svolgendo lavori umili e ubriacandosi in un insegnante di liceo e uno scrittore di successo. Sono le ironie e le meraviglie della vita, come tutti sappiamo, ma McCourt sa descrivere le sue con un “sense of wonder” che genera nel lettore una affettuosa empatia, peraltro necessaria per sostenere la lettura di un libro che – nonostante la sua gradevolezza – non riserva molto altro.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER