Che parlino le pietre

Che parlino le pietre
Valdemar è un adolescente ciccione, insicuro ma prepotente quando c'è da difendersi: a scuola sembra un caso disperato. Alice è la sua vicina di casa, troppo magra, da sempre amica di Valdemar, e forse anche qualcosa di più. A casa di Valdemar vive anche suo nonno: da dieci mesi sempre meno storie, sempre meno parolacce e sempre più telenovelas. Ma finalmente arriva la tanto attesa notizia della morte di Amadeu Castelo. Se il sarto che anni e anni fa gli portò via Graça Dos Penedo è morto, si potrà finalmente raccontarne la storia. Una storia lunga, che non sarà finita finché non sarà stata raccontata tutta. Ma Nicolau Manuel non è più il giovane presunto cospiratore continuamente ostacolato da eventi gravi e imprevedibili, orchestrati da oscuri manovratori della sua esistenza. Che sia stato per ragioni politiche, in piena dittatura, o personali è lo stesso: Nicolau Manuel ha vissuto molte vite fino a diventare il vecchio che oggi non si lascia più impressionare nemmeno dalla tanto attesa possibilità di parlare finalmente a Graça Castelo. Così, raccontare la storia tocca a Valdemar. A lui spetta il confronto con il passato, con i sentimenti profondi della vita del nonno e anche della sua, con tutta la storia che non è ancora finita…
Due sono le voci che si alternano lungo il romanzo: la voce dell'adolescente impacciato e problematico che fatica a gestire il “drago” dentro di lui con tutte le sue pulsioni, e la voce sicura che racconta senza esitazione la storia, con parole precise e ammalianti. Il passato e il presente sono ugualmente complessi, ma è la storia che tiene insieme tutto quanto: vivere per raccontarla, per dirla con parole altrui. La tradizione delle grandi narrazioni epiche affiancata al contemporaneo e al quotidiano. L'esistenza sofferta e travagliata del giovane eroe acquista senso solo quando le parole trovano il loro posto nel racconto del vecchio, racconto che il tempo ha reso esatto; ma le parole del vecchio trovano nuova vita solo se tramandate, se interpretate e fatte proprie dalla discendenza. Anche le pietre, in questo modo, possono tornare a parlare. Finché la storia di Nicolau Manuel diventa niente più che una parte della storia di Valdemar, finalmente libera da ogni censura, anche quella più sottile. Un romanzo di formazione e al tempo stesso un romanzo di memoria, un romanzo a tema e al tempo stesso un metaromanzo. Un inno al bisogno profondo di raccontare e alle storie come legame, spazio di condivisione e di relazione. Un romanzo giovane che porta sulle spalle forse l'intera storia letteraria di lingua spagnola e portoghese, recente e non solo, con tutte quelle digressioni e complicazioni dal gusto picaresco che potrebbero risultare un po' lunghe per alcuni, ma che perlopiù sospingono lungo le pagine in trepidante attesa della parola fine.

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