Che tu sia per me il coltello

Che tu sia per me il coltello
Un banalissimo raduno di liceo è lo scenario che permette un incontro, la miccia che accenderà un fuoco. Yair nota Myriam. È tutto quello che l’uomo sa, ma gli basta per chiederle di scriverle, le chiede di accettare un rapporto fatto solo di parole. La prima lettera crea un legame, un contatto, avvia un rapporto libero da qualsiasi vincolo. Nasce una relazione, una "disposizione verso qualcosa", come suggerisce il neoplatonico Simplicio. Yair e Myriam si offrono l’uno all’altro in una dimensione fatta di immaginazione e parole, lontana dalla concretezza della vita quotidiana. In questa corrispondenza, i due si scoprono lentamente e con grande fatica, attraverso sofferenze e pudori, sensualità e curiosità, “Come se tu mi avessi teso una mano, facendomi superare il confine oltre il quale si trova la luce”. Yair, istintivo e concentrato su se stesso, si accorge che Myriam, così generosa nell’offrirsi e nel ricevere, è un’anima di singolare intensità, che ha sofferto, ha lottato. Così diversa e così affascinante. Il lento e delicato scambio epistolare si allarga nelle vite dei due protagonisti producendo dentro e fuori di loro dei cambiamenti...
Restano pagine scolpite, una tensione verso l’altro che si fa continuamente poesia e fa di questa una storia dai contorni sfumati, che coinvolge e àncora alla lettura. Come se ciascuno potesse trovare in quelle lettere, in quelle frasi il suo stesso respiro, i suoi stessi desideri. Come se percorressimo insieme ai due protagonisti la strada per vincere le paure e finalmente arrivare a toccare l’anima dell’altro. Attraverso una sperimentazione linguistica e sintattica, David Grossman riesce a raccontarci la storia dal punto di vista di entrambi i protagonisti, con una profondità e una capacità fuori dal comune. In questo gioco di specchi, si svelano pensieri, paure e passioni di un uomo e di una donna che, in una dimensione altra rispetto alla “miseria” della vita quotidiana, sono capaci di affidare l’uno all’altro la propria anima. Colpisce, inoltre, il linguaggio raffinato, costruito attraverso periodi lunghi e impreziositi da un lessico elegante, la scrittura magnetica, lo stile che cattura e che coinvolge profondamente attraverso l’esplorazione di sensazioni, sfumature dell'essere, i codici relazionali che vanno ben oltre le parole ma di cui le parole si fanno carico. La parola è il centro di questo scambio in due universi paralleli, è forma e sostanza, racconta ed imprime percezioni, sensazioni prima mai esplorate. La parola è mezzo e contenuto, contenitore e realtà, rappresentazione ed essenza. Lo stesso Grossman, uno tra i più grandi autori israeliani, ammette di vivere nei suoi scritti “un contatto fisico con le parole” il cui riverbero arriva fino al lettore, che non resta mai deluso.

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