Chi è partito e chi è rimasto

Chi è partito e chi è rimasto
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Warwickshire, estate di fine Ottocento. L’inondazione sta travolgendo ogni cosa. Le anatre sguazzano nelle case entrando dalle finestre frantumate, gli uomini navigano lungo il villaggio alla ricerca di animali da salvare e oggetti da rubare. La famiglia Willoweed è composta da nonna, nonno, papà, bambini e domestiche. Si arrangiano al meglio che possono, pranzano nella nursery al piano di sopra anziché in salotto e stendono i tappeti ad asciugare nelle parentesi di sole, mentre il piccolo Dennis scava con le dita nel fango emerso alla ricerca di tesori. Dopo le inondazioni, è la volta dei funerali. La prima a morire in modo bislacco e improvviso è la moglie del dottor Hatt, medico e amico della famiglia Willoweed, che a suo tempo estrasse viva l’ultimogenita dal corpo della madre appena morta di parto. Poi i suicidi. In pieno giorno, plateali. Il mugnaio, il macellaio. La famiglia Willoweed è combattuta, andarsene o rimanere? La nonna non si schioderà mai dal villaggio, sono anni che non posa piede su un terreno che non sia di sua proprietà. Il papà vuole tornare in città e riprendere il lavoro di giornalista mentre Emma, la figlia maggiore, sogna di accasarsi e fuggire. Tutto questo, nella preghiera costante che nessuno di loro sia la prossima vittima di queste calamità inspiegabili…

Un romanzo d’altri tempi, scritto intorno alla metà del secolo scorso e che si riscopre attualissimo, in questa Italia in cui il clima e l’acqua e i fiumi spesso si rivoltano, devastano e ci feriscono. Barbara Comyns riesce a bilanciare ironia e leggerezza nella dolorosa narrazione di un villaggio decimato. Un luogo dove – prima di tutte quelle morti tutte insieme ‒ la notizia più interessante della giornata è che il dottor Hatt comprerà un’automobile nuova e tutta gialla, e se ne fa un gran parlare di questo colore inusuale. È un luogo arroccato in sé stesso, emotivamente autarchico, riparato nei propri malanni come dentro a una bolla. Ci è difficile provare empatia con i personaggi, ciascuno arroccato nel proprio villaggio interiore, in quell’egoismo che di fronte a una calamità può far perdere ogni senso di solidarietà e desiderare solo di non essere toccato in sorte. Sono caricature, certo, ma al tempo stesso anche no. Chi è partito e chi è rimasto è un libro che ci fa essere grati di non avere una nonna come Mrs Willoweed, né un padre come Mr Willoweed, né una figlia come Emma Willoweed. Oppure, se per disgrazia li abbiamo, ci fa imparare a sorriderne amaramente.



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