Chi ha detto Soerba?

Chi ha detto Soerba?
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Nel 1998 la macchina mediatica del Festivalbar lancia “I am happy” e tutti la ballano, tutti la ascoltano. Questa attenzione ha fatto pensare all’inizio di un fenomeno estivo e in davvero pochi si sono accorti dell’enorme potenziale nascosto dietro al successo del duo Soerba, composto da Luca Urbani e Gabriele D’Amora. I Soerba lanciano sul mercato una musica elettronica con un’altissima sperimentazione linguistica. Dietro alla loro apparente semplicità trattano temi profondi e destinati a una continua attualità; oltre alla già citata “I am happy”, il disco “Playback”, dalla prima all’ultima traccia, propone solitudini dell’uomo moderno, impossibilità di realizzarsi in una società difficile, l’amore visto come una cartolina piena di ombre, il rapporto tra la natura e la città, il caos della comunicazione. Gli anni '90 sono passati, ed è difficile pensare che siano destinati ad essere sempre più distanti. Luca Urbani e Gabriele D’Amora, sono i più grandi ed irriconosciuti artisti di quel decennio e Stefano Duchi, giornalista e specker radiofonico, ha tracciato con passione la loro storia da quando erano bambini. Il tutto tra testi e fotografie, ricerche minuziose di discografie e collaborazioni, ed estendendo la storia anche al “dopo Soerba”, con progetti come gli Zerouno e i Deleyva. Luca e Gabriele, che si incontrano nel 1992 a Monza, insieme ad altri amici, iniziano a suonare nei Retroscena. Esperienza che dura fino al 1995. Intanto, l’anno prima, i due avevano formato i Soerba, il loro progetto che vedrà ufficialmente la luce nel 1996. In quel periodo intorno ai Soerba gravitano i personaggi di spicco del nuovo panorama musicale lombardo: da Morgan (Bluvertigo) a Lele Battista (La Sintesi). Il primo album del duo, “Playback” vedrà la luce nel 1998 come conseguenza di un contratto con la Polygram. Dopo l’uscita del disco le collaborazioni e la fama aumentano: per l’album “Exit” di Alice, Luca Urbani compone un brano; a febbraio del nuovo anno concorrono al 49º Festival di Sanremo nella sezione Giovani con la canzone “Noi non ci capiamo”; le radio iniziano a fare passaggi dei singoli. Altri due dischi arriveranno prima dello scioglimento e delle strade singole intraprese dai due musicisti ma restano le canzoni, all’apparenza allegre e superficiali, divertenti con una profonda riflessione sulla stupidità della società moderna, sul consumismo, sulla comunicazione. Luca e Gabriele sono riusciti a creare un universo di testi e musiche dove tutto si presenta come leggero e ballabile, con ritornelli che non riescono proprio ad uscire dalle orecchie, dimostrando una grandissima attenzione ai contenuti ed ai messaggi...
Stefano Duchi, l’autore di questa bizzarra biografia, ha invece svolto il lavoro perfetto: l’appassionato, il collezionista, l’amico. “Sì” – racconta Luca – “avevamo la sala prove in comune, ed è lì che ho intravisto per la prima volta Gabriele. Pensa che lo odiavo, aveva certi modi… Immagina la mia reazione, tempo dopo, quando s’è trattato di sostituire il bassista dei Retroscena: me lo sono ritrovato in sala per provare come se la cavava con noi! Non lo volevo assolutamente: furono i chitarristi del gruppo, Pedro Fiamingo e Lorenzo Caperchi, che insistettero parecchio per inserirlo nella band. E poi guarda come è andata a finire!!!” Una mia nota personale al testo - rigorosamente autoprodotto: nessun editore nazionale si è accorto della bellezza e dell’importanza di queste pagine?

 

 

 
 
 
 
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