Chi vuole uccidere Fred il tacchino?

Gattino ha iniziato la sua prima vita in una famiglia del tutto comune, dove il padre aveva una barba lunga e fastidiosa, la madre si distingueva per il suo sorriso e il bambino piccolo si divertiva a strillare e assalire gli animali. La madre di Gattino, Micia Bella, era anticonformista e abituata a compiere acrobazie saltando dalla finestra della cucina sul terrazzo dell’abitazione di fronte. Aveva insegnato al suo piccolo a riconoscere i segni inequivocabili dell’amore; anche lei aveva avvertito quei sintomi quando aveva conosciuto il padre di Gattino, un esemplare bianco, bello e robusto, che le aveva fatto battere forte il cuore, ma di cui non si era saputo più niente. L’altro figlio di Micia Bella, Fernando, si divertiva a mettere in risalto l’ingenuità del fratello. Con la comparsa del cane Diego Micia Bella ha deciso per orgoglio di andarsene, poco dopo è arrivata una domestica in grado di usare uno strumento quasi magico agli occhi del protagonista: un oggetto per rinnovare i vestiti, era sufficiente passarcelo sopra. È stata quest’ultima a portarlo nella dimora dove ha avuto inizio la sua seconda vita. La nuova padrona aveva un coniuge speciale che si faceva vedere anche alla televisione, senza una barba ispida ma con un bel paio di baffi. È il commissario Enea Zottia, con cui Gattino - poi ribattezzato Gatto - ha instaurato subito un ottimo rapporto. Lo attendeva la sera al ritorno dal lavoro, talmente interessato alla sua attività da intuire ben presto il ruolo punitivo ma anche rieducativo svolto dal poliziotto, fino a osservarlo in ogni suo piccolo comportamento e riscoprire in lui tutti i sintomi descritti da Micia Bella di una persona innamorata. Il protagonista non era ancora abbastanza maturo per capirlo, ma erano proprio quei sintomi che facevano star male la padrona, tutt’altro che sorridente come la donna della prima vita. Malgrado i problemi della coppia, Gatto era convinto di vivere una buona seconda vita, forse un po’ meno appagante della prima, ma pur sempre una situazione accettabile, fino a quando i padroni si sono separati…

Un intero romanzo – in realtà breve, di veramente poche pagine – dedicato al gatto del vicecommissario Enea Zottia, protagonista dei noir del compianto Marco Polillo, scomparso lo scorso 22 ottobre a Milano all’età di settant’anni, dove di solito il compagno a quattro zampe del poliziotto gode di un ampio spazio tra le marachelle che compie e gli incidenti di cui rimane vittima. Basti pensare alle vicende descritte ne Il convento sull’isola, l’opera in cui Zottia torna a San Giulio sul lago d’Orta per risolvere un duplice omicidio, lasciando il povero animale solo nell’appartamento di Milano dove si perde tra varie disavventure. Polillo non ha mai nascosto di aver attribuito a Gatto un ruolo insolito in memoria dell’amore che la madre provava per i suoi amici a quattro zampe. Nella storia dove sono riassunte le quattro o cinque vite di Gatto – d’altronde è proprio quest’ultimo a sostenere di non aver tenuto bene il conto delle sue esistenze – il personaggio si presta anche come narratore rivelando di saper attrarre l’attenzione dei lettori attraverso vicende coinvolgenti. E a sentire quanto confessa al lettore non è nemmeno un esemplare particolarmente dotato a livello intellettivo, almeno non come il fratello Fernando. Dalla capacità di capire il linguaggio umano attraverso l’ascolto della televisione, all’impresa eroica la vigilia di Natale di salvare insieme ad altri animali – tra cui un gatto anziano- lo sfortunato Fred il tacchino - che in realtà nel romanzo ha un ruolo marginale – Gatto non manca mai di intelligenza e simpatia. Ma l’autore è interessato anche a dare prova del suo buon cuore sfatando il mito della rivalità tra cani e gatti, poiché il protagonista riesce inizialmente a divenire amico di Diego e poi di Giampaolo, il cane di Giulia, la nuova fiamma di Zottia già apparsa ne Il convento sull’isola. Il tutto in una storia che potrebbe in qualche modo essere etichettata come una favola moderna, ultima fatica letteraria di Marco Polillo. Nato a Milano nel 1949, quest’ultimo è stato manager, scrittore e fondatore della casa editrice che porta il suo nome, la Polillo Editore, incentrata sulla pubblicazione di romanzi di autori stranieri. Come consigliere di amministrazione ha collaborato con numerose case editrici sia in Italia che all’estero, fino a ricoprire dal 2009 al 2015 il ruolo di presidente dall’AIE (Associazione italiana editori). Al suo primo romanzo noir Testimone invisibile (Piemme, 2009) era seguito il ciclo dedicato al vicecommissario Enea Zottia, un personaggio combatto tra il dovere di poliziotto e una vita sentimentale complessa, di cui fanno parte Il pontile sul lago (Rizzoli, 2011), Villa tre pini (Rizzoli, 2012), Corpo morto (Rizzoli 2014) e Acque amare (Rizzoli, 2016).

 

 


 

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