Chiamalo sonno

Chiamalo sonno
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Maggio 1907, New York. Dal vaporetto “Peter Stuyvesant” scendono tutti i passeggeri, solo tre intraprendono il percorso contrario: una donna ed un bambino piccino, accompagnati da un uomo, Albert, ebreo-austriaco della Galizia, emigrato oltreoceano per cercare lavoro. Ora che si è sistemato, si è fatto raggiungere da sua moglie Genya e da suo figlio David. Sembrerebbe, da fuori, un bel quadretto familiare, ma c’è un particolare che stona. La giovane coppia è in silenzio, niente effusioni, niente affetto, c’è tensione nell’aria. I motivi sono presto esplicitati da Albert: il mancato riconoscimento istantaneo da parte di Genya, dopo che lui si è preso la giornata libera dall’officina; inoltre il fatto che la donna abbia dichiarato la reale età di David, nonostante Albert gli avesse raccomandato di non farlo, ed ora devono essere controllati dall’ufficio immigrazione. Finalmente il vaporetto salpa. David, spaventato dai rumori, inizia a lagnarsi, e il suono della sua voce si fa più intenso in seguito ad un rude rimprovero di suo padre, che, non potendo vedere il cappello che indossa, glielo tira in acqua, davanti agli occhi increduli della madre. Il tragitto che da Ellis Island li porta al ghetto di Brownsville è appena iniziato, e così la loro vita a New York...

Chiamalo sonno uscì per la prima volta nel 1934, negli anni della Grande Depressione, durante i quali pubblicarono i propri capolavori Faulkner, Hemingway, Steinbeck, Fitzgerald e Miller, tra gli altri. Il libro fu accolto con enorme favore della critica, tanto che la casa editrice Scribner’s – che attualmente annovera tra le sue punte di diamante DeLillo e King –anticipò a Henry Roth mille dollari in vista di un secondo romanzo, che non arrivò mai: Roth si bloccò definitivamente e solo sul finire della propria vita pubblicò altri scritti – Alla mercé di una brutale corrente (1989), mastodontica opera in quattro volumi, e Un tipo americano (2010), uscito dopo la morte dell’autore. In seguito alla pubblicazione di Chiamalo sonno, critici e lettori si sono chiesti cosa sarebbe potuto essere questo scrittore, visto il travolgente esordio. Ma oramai domandarselo non ha molto senso, e dunque bisogna basarsi su quel che si ha. In questo caso un forte spaccato di vita dei primi decenni del Novecento a New York, nel ghetto ebraico. Ghetto le cui difficoltà, mancanze, sogni, ambizioni e desideri sono tutti espressi tramite il trittico Albert-Genya-David, con particolare riguardo verso quest’ultimo, marcando la differenza tra la spensieratezza di un bambino e la crudezza della vita che andrà ad affrontare. Chiamalo sonno è un romanzo poco conosciuto, ed è un vero peccato che lo sia. Prima che un altro Roth (Philip) raccontasse la vita – borghese ‒ degli ebrei di Newark e si prendesse la scena letteraria americana del secondo dopoguerra, c’è stato Henry Roth, che degli stessi ebrei, ebreo lui stesso, ha raccontato gli aspri esordi, quando di borghese ancora non avevano nulla.



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