Chiamami Iris

Chiamami Iris

Iris è sul terrazzo del convento di Santa Patrizia. Da lassù vede tutto il golfo di Napoli. Le ricorda il mare di Scilla a cui è stata strappata, le fanno ancora male le mani da tanto che è rimasta aggrappata alla testiera del letto nella casa di zia Assunta, ma sono riusciti comunque a portarla via. Le suore vestono il saio scuro, le hanno offerto delle caramelle, ma lei non resterà a lungo in questo posto che puzza di chiuso. In qualche modo tornerà dalla zia, che rischia di morire ora che Iris non è più con lei. Non era stato facile neppure allora, lei aveva quattro anni, non faceva che pensare alla mamma morta da poco e al babbo sparito nel nulla. E poi, dopo un lunghissimo viaggio in treno, era stata portata da Rosa Menna, l’assistente sociale, da Zia Assunta, già vecchia, abituata da tempo a vivere sola, che non voleva una piccina da accudire. Sarebbero dovute ritornare indietro e per Iris ci sarebbe stato solo l’orfanotrofio. Ma Iris, mentre le donne si facevano la guerra sul suo futuro, era fuggita da sola, era arrivata alla spiaggia, nel mare, tra i ciottoli appuntiti. Rosa Menna voleva prenderla e portarla al sicuro, ma si muoveva incerta, timorosa di cadere, invece zia Assunta con un’agilità insospettabile l’aveva superata e in un attimo aveva tirato fuori dall’acqua la bambina. Tutto si era deciso in quegli attimi. Iris sarebbe rimasta a Scilla. Perché allora dopo che zia e nipote avevano imparato ad amarsi, Rosa Menna era tornata a prenderla?

Chiamami Iris è uno di quei rari libri che ti avvolgono e che non vuoi lasciare. A partire dall’ipnotica immagine di copertina, una sorta di ragno tribale su un campo azzurro e violetto che ricorda l’acqua del mare e richiama i colori dell’iris. L’ha scritto Vincenza Alfano, giornalista, insegnante, curatrice di antologie proprio per L’Erudita e che gestisce un laboratorio di scrittura creativa, L’Officina delle parole. Un romanzo di formazione che si svolge su due piani temporali con andamento parallelo, quello di Iris bambina e l’altro di Iris adulta. Una spirale di esperienze che come capita spesso nella vita hanno tappe similari, prevedibili, che si accaniscono sulla stessa persona proprio mentre cerca di capire il proprio ruolo e di dare un senso agli eventi, radicando emozioni e sentimenti, convincendo che non esistono alternative e che portano all’arrendevolezza, allo sconforto. Una rassegna di figure femminili, belle, naturali, ciascuna con un’originale voce narrativa: la stessa Iris – pur mantenendo un timbro comune tra bambina e adulta – ha sfumature di tono capaci di trasmettere il rombo delle emozioni o la contrazione sommessa, trattenuta, frutto della lunga pratica all’ubbidienza. Uno dei nuclei principali della storia è certamente il lutto della perdita, l’abbandono, la solitudine e anche, affrontato con una delicatezza magistrale, l’inappetenza e la pratica del digiuno, soglia infida dell’anoressia. Tuttavia questo non è un romanzo cupo, anzi c’è colore, bellezza, vita, passione, amore e amicizia: che sia visibile o invisibile agli occhi di chi legge, niente manca di ciò che è essenziale, di quello che può salvare.



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