Ci vuole orecchio

Ci vuole orecchio

Nel 2010 uno dei circhi europei più famosi, una vera dinastia circense italiana, festeggia un compleanno importante e invita tutti i “colleghi” più famosi. Un vero evento che, oltre a vedere invitati artisti da tutto il mondo, viene celebrato anche adeguatamente con un “regalo” che li omaggia nel salutarli, come si fa nelle feste delle dinastie più prestigiose. Un trolley. Con sopra l’effige di un trapezista. Un regalo inconfondibile e conosciuto nel mondo del circo perché è stato donato a tante persone. Anni dopo, a largo delle acque di Rimini, un peschereccio governato da un uomo di mare esperto e che proviene da una famiglia di marinai, bello come un dio greco e con una laurea in giurisprudenza, pesca un trolley uguale a quello regalato dalla famiglia Togni nel 2010. E dentro c’è il cadavere di una giovane donna, forse una circense albanese che risulta scomparsa da qualche tempo. A indagare su questo macabro ritrovamento c’è la Squadra Mobile riminese, condotta dalla bella e tosta Costanza Confalonieri Bonnet, vicequestore di origine milanese che ha messo su un gruppo affiatato e dalle mille risorse e che in casi come quello ci si butta davvero a capofitto. Nonostante le capacità e la buona volontà della squadra di Costanza, in realtà, il mistero sulla morte della ragazza trovata nel trolley non è affatto semplice e le cose si complicano quando lo stesso pool deve occuparsi anche di un nuovo delitto, quello di una ricchissima e bellissima donna della Rimini “bene”, depressa e solitaria, ma anche depositaria di più di un segreto. Due donne, due delitti e due o più probabili assassini da trovare e fermare…

Seconda puntata della serie che Gino Vignali dedica ai protagonisti della Squadra Mobile di Rimini ideata da lui nel precedente romanzo, La chiave di tutto. E anche questo nuovo lavoro è un buon lavoro perché al di là della trama fitta di colpi di scena e location descritte alla perfezione e che arricchiscono di molto il racconto, il punto di forza di tutto il romanzo restano i meravigliosi e originalissimi personaggi. Il vicequestore Confalonieri Bonnet, più bella e determinata che mai, l’ispettore esperto di latino Orlando “Seneca” Appicciafuoco, il vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci (che a dispetto del nome è più riminese della piadina) e l’agente nerd Cecilia Cortellesi, bergamasca poco affascinante ma determinante per le indagini del pool di inquirenti. Ma non basta. Questa volta Vignali decide che, come succedeva nella Commedia dell’Arte, i personaggi di corollario devono avere uguale spessore e uguale fascino. E allora le pagine dedicate al patrigno di Costanza sono favolose e piene di “ginger”, così come le descrizioni del capitano del peschereccio, l’avvocato Valentino Costanza (sì, perché l’autore è sempre Vignali e bisogna seguirne il labiale anche quando fa questi scherzetti linguistici ai lettori), incantano più che il personaggio di carta di Tex Willer, e anche quelle del Re del circo internazionale, il direttore del Circo di Montecarlo o della bella e sfortunata nobildonna riminese. Il racconto, certo, è efficace, ma il lettore si perde nei tanti personaggi e soprattutto nel linguaggio di Vignali, un giallista unico nel nostro panorama letterario, e non potrebbe essere altrimenti. Stile, parola, gioco letterario. Suspense. Personaggi da dieci e lode. C’è proprio tutto in Ci vuole orecchio di Vignali, proprio come c’è nel testo della sua canzone più celebre, quella scritta con Jannacci decenni fa. Fortuna iuvat audaces. Vale per i poliziotti del romanzo. Per l’autore è un’altra storia. Lui è un numero uno a prescindere.

LEGGI L’INTERVISTA A GINO VIGNALI



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