Ciao maschio

Ciao maschio

“Eccoti; proprio, esattamente, la donna che non saresti voluta essere. Non parlate tutti assieme, maschi”. La protagonista è una donna sopra i cinquant’anni, l’ambientazione è una notte folle: gli altri attori sono gli uomini. Un coro composto da tutti gli amori di una vita, da maschi pronti ad ingaggiare una lotta impietosa. Un coro senza un “corifeo” (“è tra noi ma sarà lui a farsi avanti se vuole”) quasi indistinguibile, tanto che la protagonista non può che rendersene conto, lamentando “quanto siete simili, e manco me ne ero accorta”, e accorgendosi anche di essere stata la donna che non avrebbe mai voluto diventare (“il vostro eterno crepuscolo è stato il mio rifugio”). Nella massa distingue Luca, con lui ci ha provato davvero, lui ci ha creduto più degli altri, con l’immagine in mente di una vecchiaia insieme, e poi “l’altro” che invece aveva subito capito il suo gioco retorico, il suo incastrare gli amori nell’errore per farli vacillare. Poi la nostra Lei distingue il gruppetto “dell’inguine rispettoso”, quelli che avrebbe potuto convincere con una frase, portatori sani della parola, a cui si affidano ciecamente, tra cui quello che ha tradito con quest’altro. La nostra protagonista si sposta, la sua rassegna si ferma su un uomo giovane, “quello giusto”, insieme erano due mondi che si sorridevano. Ma poi le cose che le piacevano di lui avevano iniziato a darle sui nervi, come il fatto che parlasse così bene il tedesco, o la sua libertà. La protagonista si ritrova a constatare che stare con lei “non prevede regimi democratici”, e il suo mea culpa procede fino all’incontro con il vero Uomo della sua vita, l’unico in grado di farle capire che non è diventata la donna che non sarebbe voluta essere, ma semplicemente “l’unica donna che saresti potuta diventare”...

La parte più gustosa di questo libro è forse la nota finale, che vede una conversazione tra l’autrice ed un’altra donna agile con le parole e i sentimenti, Lella Costa, che di questo testo apprezza la rivendicazione del “diritto alla contraddizione”. Si parla di donne e di uomini, argomento melodrammatico per definizione e per questo molto adatto al teatro (da questo testo è stato tratto lo spettacolo diretto da Raffaele di Florio). Il titolo vuole richiamare immediatamente alla contrapposizione dei generi: da un lato una donna (presumibilmente un’ex sessantottina) indipendente, emancipata, arrogante, dall’altro degli uomini che da massa si fanno singoli, nel rinfacciare alla protagonista errori e distorsioni sentimentali che tanto sono costate al rapporto in sé, ma anche all’uomo e alla donna. Uomini che sembrano fantasmi, proiezioni distorte della mente della protagonista, ma in realtà capaci di far male e di colpire nel segno, rievocando vita vissuta e provocando malinconia. Un corpo a corpo che non ha lo scopo di lanciare una crociata femminista, tutt’altro: uno stimolo, piuttosto, a riconsiderare l’interazione tra uomini e donne, e a ridare voce ai nostri perché. Da non perdere la storiella della strega nella nota finale. Ciao maschio, non si smette mai di imparare.



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