Cieli di fuoco

Luglio 1942, Russia meridionale, nei pressi di Stalingrado. Sono passati due anni dal freddo inverno del 1940 quando Benja Golden, scrittore ed intellettuale di origine ebrea, è stato processato e ritenuto colpevole di terrorismo e cospirazione avente come fine l’uccisione di Stalin, Molotov, Kaganovič e Satinov: la pena prevista, la fucilazione (VMN – Vishnaya Mera Nakazaniya), è stata commutata in dieci anni di lavori forzati nel gulag di Kolyma, una regione della Siberia nord-orientale. Ora Benja è nella steppa, agli ordini del colonnello Meliško, comandante del battaglione dei cosacchi del Don: l’addestramento è terminato, si attende la prima missione, che non tarda ad arrivare. Dai piani alti del Cremlino, nell’ufficio chiamato l’Angiolino, ovvero il quartier generale dell’Armata Rossa, Stalin, Molotov, Berija (Commissario del popolo per gli Affari interni e capo della polizia segreta) e Satinov stanno discutendo dell’Operazione Blu lanciata da Hitler, che prevede l’invasione della Russia meridionale, nonché la conquista di Stalingrado. L’armata nazista sta avanzando inesorabilmente, i bollettini di guerra sono critici. Stalin decide allora di affidare una missione suicida a tutti i battaglioni presenti in quella zona: cercare con ogni mezzo possibile di fermare l’avanzata tedesca, proibendo di ritirarsi o fuggire, pena la morte…

Cieli di fuoco è il romanzo che chiude la Trilogia di Mosca – i primi due sono Sašenka e L’amore ai tempi della neve –, della quale è possibile anche leggere ciascun libro separatamente, in quanto essendo personaggi ed ambientazioni il solo fil rouge che li unisce. L’autore di questa fortunata serie, tradotta in quarantacinque lingue, è lo storico e scrittore inglese Simon Sebag Montefiore, specializzato in storia della Russia, che ha all’attivo anche alcuni saggi – Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime ed Il giovane Stalin – ed un fantasy per bambini, scritto a quattro mani assieme a sua moglie Santa Montefiore – Il Gran Consiglio del Real Coniglio. Mentre un film come Il nemico alle porte si concentra più sulla battaglia di Stalingrado, Cieli di fuoco è focalizzato in particolare sul ruolo decisivo – e poco conosciuto – giocato dai cosacchi all’interno dell’offensiva russa volta a contrastare l’Operazione Blu (Fall Blau) della Wermacht. Va da sé che i protagonisti principali e la vicenda siano entrambi inventati, come ammette lo stesso Montefiore, che caldeggia di leggere l’opera per quello che realmente è: un romanzo di fantasia. Eppure, da storico provetto, si accerta di stare attento ai particolari, evitando errori o anacronismi. Tra le sue fonti sono citati in particolare quattro scritti, L’armata a cavallo e 1920 Diary di Isaac Bell, I racconti del Don. Il placido Don di Michail Šolochov per quanto riguarda usanze, comportamenti e abitudini dei cosacchi, mentre Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern è servito per dare un’ottima ambientazione alla situazione italiana in Russia. Per quanto riguarda invece la vita a Mosca o nei gulag, le conoscenze storiche di Montefiore sono bastate ed avanzate. Il prodotto è un romanzo non eccellente ma leggibile, anche se l’ossessiva ricerca di un lieto fine ne mina un poco la credibilità.



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