Cinema e Rock

Cinema e Rock
Rock e cinema hanno da sempre stretto un legame inscindibile. Sarebbe troppo semplicistico sostenere che le settima arte ha solamente seguito gli sviluppi e le rivoluzioni portata nella musica da Elvis Presley, dai Beatles, ma anche da Jimy Hendrix, Doors e Sex Pistols. Il cinema non è stato solo pronto a documentare quello che gruppi, cantanti e rockstar stavano facendo, ma ha contribuito a creare, o quantomeno ad amplificare l'eco di quel fenomeno dalla portata epocale chiamato rock and roll. Dai film in cui “The King” è il mattatore, passando per rockumentary come “Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica”, per rock opera  come “Jesus Christ Superstar” fino ad arrivare alle nuove frontiere varcate da “Last Days”, Cinema e rock di Umberto Mosca è l'affascinante viaggio cinematografico attraverso il contraddittorio, abbagliante, provocatorio, mondo della “pop culture” e dell'immaginario giovanile, è il tentativo di mettere un po' d'ordine in un universo che per sua stessa natura nasce come entropico e difficilmente catalogabile…
In un articolo apparso su Il Sole 24 Ore Francesco Prisco si pone un'interrogativo fondamentale: “Che cosa sarebbe stato del rock se non fosse stato “amplificato”, spesso e volentieri, dal cinema?“. Questa domanda permette di mettere le cose in chiaro su come il volume di Umberto Mosca sia da intendere: la settima arte non è mai stata a servizio del rock and roll, non la rampa di lancio con cui spedire un artista tra le grandi star, non il suggello di una carriera, ma è stata una componente primaria dell'evoluzione della musica popolare negli ultimi cinquant'anni. Se il cinema ha saputo “amplificare” la risonanza della musica significa che ne ha colto gli aspetti più caratteristici, sapendo contemporaneamente grattar via la patina di superficialità e sdoganarne gli elementi più commerciali e di costume. Ecco perchè il cinema non è il partner debole del rock, quanto piuttosto una spalla complementare con cui collaborare e crescere vicendevolmente. Dall'impostazione che ha dato al libro, Umberto Mosca sembra essere partito proprio da una considerazione simile a questa. Il cinema non ha fotografato la rivoluzione musicale dei Bill Haley e dei Lou Reed, ma ha contribuito a plasmarne il carattere e a evidenziare la complessità (culturale, musicale, sociale, estetica) di un movimento che altrimenti poteva essere banalizzato. L’autore è certamente più che consapevole che per sottolineare  questo tipo di relazione complementare è necessario sacrificare la struttura cronologica e storica in luogo di una suddivisione più trasversale. I capitoli dedicati rispettivamente a Elvis Presley e ai Beatles sono l'ennesima conferma della centralità del cantante e della band di Liverpool all'interno dell'universo del rock. Ma questi sono anche i soli “monografici” dell'intero volume. Il resto è dedicato al biopic, alla rock opera, al futuro del cinema del rock and roll, ai live concert e alle più diverse sfumature del rockumentary. Uno degli elementi più interessanti del libro di Mosca è il perfetto connubio tra la componente di contestualizzazione dei singoli film, dei suoi aspetti di costume, di gossip, di curiosità e la perizia con cui ne viene fatta una lunga analisi critica e teorica dal punto di vista strettamente cinematografico. Il volume è quindi estremamente informato e completo e in molte delle sue parti scorrevole e leggero, ma allo stesso tempo riesce a conferire all'analisi uno spessore tecnico che il neofita forse non riuscirà ad apprezzare. Difetto? Tutt'altro, solo un avvertimento: il libro di Umberto Mosca parla del rapporto tra cinema e rock, ma non lo fa attraverso ammiccamenti modaioli e commerciali, quanto piuttosto attraverso una digressione attenta e sapiente.

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